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Il mondo ideale a portata di mano: incontro con Rutger Bregman

Milano (askanews) - Cambiare il mondo, anzi costruire il mondo ideale. Storicamente i tentativi di dare una forma reale a questa costante aspirazione dell'uomo si sono sempre risolti in drammi, raccontati forse nel modo definitivo da un romanzo come "1984" di George Orwell. Eppure uno studioso olandese non ancora trentenne, Rutger Bregman, oggi ha ancora l'ardimento e la sfrontatezza per rilanciare questo ambizioso progetto e il saggio "Utopia per realisti" è il suo manifesto.

"Io credo - ci ha detto in un incontro a Milano - sia molto importante ricordare che ogni passo avanti nella civilizzazione, la fine della schiavitù, la democrazia, l'uguaglianza di diritti tra uomini e donne, era sempre stato considerato pura fantasia prima. Per questo il vero problema oggi è che non abbiamo nuove visioni, e questo è quello che ho cercato di fare nel libro: offrire delle visioni".

Il saggio è pubblicato da Feltrinelli - e poche volte capita di trovare un testo che aderisca così tanto allo slancio e alla postura ideale che da sempre animano la casa editrice fondata da Giangiacomo - e Bregman ci tiene a sottolineare la concreta fattibilità delle sue proposte.

"Abbiamo anche bisogno di un piano molto pratico per realizzare ciò cui aspiriamo - ha aggiunto - per questo il mio libro è pieno di esperimenti e studi scientifici che dimostrano, per esempio, che il reddito di base per eliminare completamente la povertà può funzionare davvero. Lo abbiamo provato e funziona".

Bregman non teme neppure il confronto con la vasta scala, anzi, ritiene che il problema di fondo sia di natura completamente diversa.

"Ciò che non possiamo proprio permetterci - ha spiegato - è lo status quo. Non possiamo permetterci di sprecare il talento di centinaia di migliaia di bambini che crescono in povertà. Non possiamo permetterci che, proprio in questo momento, un terzo della popolazione ha un lavoro che non porta alcun valore, e sto parlando di banchieri, consulenti, avvocati: non creano nulla, non portano nulla. Questo è il vero spreco oggi".

Come si vede, si tratta di un progetto radicale, per il quale vengono alla mente, oltre a utopia, parole come rivoluzione. Termini che il tempo ha logorato, ma anche questo aspetto lessicale non preoccupa Rutger Bregman.

"Non dobbiamo avere paura di essere un po' più irragionevoli o irrealistici - ha concluso - perché alla fine sono queste persone che danno forma alla storia".

E quando lasciamo la Fondazione Feltrinelli un pensiero prende corpo in modo abbastanza preciso: speriamo che abbia ragione.

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