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In mostra: rappresentare le migrazioni, "La Terra Inquieta"

Milano (askanews) - Non capita spesso di entrare in una mostra d'arte ponendosi la domanda se si abbia il diritto di guardare a quello che la mostra racconta. Succede, ed è la stessa esposizione a porsi il quesito, con "La Terra Inquieta", nuovo progetto di Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi e la Triennale di Milano.

Una mostra dedicata alla rappresentazione delle migrazioni nella cultura visiva contemporanea che è anche un viaggio attraverso luoghi, territori, politica, forme artistiche diverse e documenti. Insomma, una grande narrazione policentrica e polifonica sul nostro presente più sradicato che il curatore ha introdotto così: "Da una parte - ha detto Gioni ad askanews - c'è l'attualità più bruciante, dall'altra c'è la constatazione che nell'arte degli ultimi 15 anni, nell'arte di questo nuovo secolo, molti artisti hanno imbracciato o avocato a sé la responsabilità di farsi sia giornalisti e reporter, e di inventare una nuova forma del nostro presente, una forma che si confronta con il codice del giornalismo e dell'indagine, ma poi vignetta dei coefficienti di dubbio e indeterminazione, insegnandoci in qualche modo a dubitare di qualsiasi verità preconfezionata e di slogan semplicistici, creando invece una sorta di nuovo documentario sentimentale o di reportage lirico".

Ciò che si percepisce fisicamente nella mostra, sia guardando i grandi collage di Thomas Hirschhorn che aprono e poi chiuderanno l'esposizione, sia rivedendo uno dei più celebri lavori di Adrian Paci oppure restando straniti di fronte al campo profughi utopico di Wafa Hourani, è l'instabilità del nostro presente e la necessità di rappresentazioni multiple, sempre su un confine tra il conosciuto e l'ignoto. In una prospettiva, come ha sottolineato Beatrice Trussardi, presidente della fondazione intitolata al padre, che è anche storica.

"Abbiamo scelto - ci ha detto - di parlare di un tema attuale, scottante, necessario. Perché tocca tutti, tocca tutto il mondo ed è uno dei temi più importanti della nostra contemporaneità e viene trattato come un'urgenza, come un problema. Ma di fatto le migrazioni avvengono da che esiste l'uomo e anche di questo tratta la mostra".

Interessante anche l'uso degli spazi della Triennale, con il coinvolgimento della scala con la vetrata di Daniel Buren, che conduce lo spettatore al piano superiore dell'esposizione dove ci si imbatte nelle opere di più forte impatto, a partire dal dialogo tra un classico Boetti con una potente installazione di Kader Attia e con il neon "Mare Nostrum" di Runo Lagomarsino.

"Una delle opere di Andrea Bowers - ha aggiunto Gioni - dice 'Migration is beautiful' e usa l'immagine di una farfalla, l'insetto migratore. E da qui quindi l'idea della migrazione come arricchimento di prospettive e di visioni, che credo sia un aspetto e un messaggio se vogliamo assolutamente positivo e di arricchimento di quest'esperienza".

Un arricchimento che passa dalla monumentale imbarcazione di Abdessemed che a sua volta conduce verso un grande El Anatsui, simbolo vivente di un'arte capace di unire i continenti. Prima chiudere l'esperienza di visita della mostra davanti alla Statua della Libertà raccontata dal cinepresa di Steve McQueen. "Non diamo delle risposte - ha aggiunto Beatrice Trussardi - cerchiamo di dare delle prospettive diverse attraverso il lavoro degli artisti, cerchiamo di mostrare il tema attraverso delle lenti diverse".

Tra gli artisti in mostra anche il bulgaro Pravdoliub Ivanov, con le sue bandiere di fango, datate 1995, che accompagnano lo spettatore all'ingresso. "Sono felice che il lavoro sia rimasto attuale per così tanto tempo - ci ha detto - ma sono dispiaciuto per il mondo, dove si sono create le situazioni per rendere ancora attuale un'opera come questa".

"Nel Novecento - ha concluso Massimiliano Gioni - era nei momenti di crisi e di guerra che la definizione dell'immagine e dell'immaginario veniva completamente riconfigurata e quindi questi eventi di nuovo, dalla guerra ai fenomeni migratori, pongono una nuova distribuzione dell'immagine e dell'immaginario".

"La Terra Inquieta", accompagnata da un catalogo Electa, resta aperta al pubblico fino al 20 agosto.

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