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La Siberia tradizionale sotto l'attacco delle aziende petrolifere

Kogalym, Russia(askanews) - Conquiste moderne o progressi recessivi? Gli allevatori di renne della Siberia, come gia' una volta i loro antenati nordamericani, si devono confrontare con una sfida drammatica che consolidate tradizioni ancestrali non hanno preparato ad affrontare.

Da tempo le attivita' petrolifere di prospezione ed estrazione stanno riducendo il territorio su cui esercitano un'attivita' inevitabilmente nomade che necessita di grandi spazi.

Attivita' oggi a rischio di estinzione.

Nel circondario degli Chanty-Mansi - mezzo milione di chilometri quadrati dalle pendici orientali degli Urali alla Siberia occidentale, pianeggianti in quanto abrasi per millenni dall'azione erosiva dei ghiacciai -, le mandrie di renne brucano diligenti i licheni nascosti sotto la neve, intorno alla capanna tradizionale di legno delle famiglie di allevatori.

Ma all'orizzonte gia' si stagliano trivelle e oleodotti in avvicinamento.

E le tensioni crescono.

'Non vogliamo campi petroliferi' spiega il 58enne Iossif Sopotchine, allevatore di etnia chanty.

'E' una minaccia gravissima, una questione di vita o di morte per noi perche' mette in pericolo i nostri pascoli.

Sono i pascoli di primavera, i soli utilizzati dalle renne per partorire.

Tutte le nostre renne nascono qui'.

I Chanty temono sversamenti di greggio, bracconieri, cacciatori e pescatori di frodo, elementi che metteranno a rischio la vita delle mandrie di renne.

E di conseguenza anche la loro.

Sara' difficile trovare un compromesso.

Tutto il territorio trasuda petrolio, l'oro nero delle Borse, il sangue nero degli inferi per i popoli tradizionali.

A sud, la Loukoil chiede agli allevatori di spostarsi piu' a nord.

A nord, Gazprom Neft, ramo petrolifero del colosso statale Gazprom, vuole che si trasferiscano a sud...

Nessuno vuole rendersi conto che la famiglia Sopotchine, da generazioni, muove in aprile le mandrie verso il nord meno boscato, dove la neve fonde piu' rapidamente e dove le femmine in attesa trovano pascoli freschi.

Non e' un caso isolato nella regione in cui le esigenze dell'economia collidono con fragili ecosistemi e tradizioni millenarie.

In teoria, la legge assegna la priorita' alle minoranze autoctone del territorio siberiano.

In pratica, vengono lasciate sole ad affrontare l'invasiva prepotenza della aziende petrolifere che ottengono, aggirandole, il via libera dalle autorita' centrali.

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