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BUONO A SAPERSI 10 MAGGIO 2022

Che cos’è la fast fashion

Con il termine fast fashion si indica una produzione veloce di abiti a basso prezzo, diffusa nel settore dei negozi d’abbigliamento. Viene utilizzata da grandi catene che si trovano in tutto il mondo, soprattutto nei centri commerciali e nelle strade più importanti. Lo scopo è di attrarre i compratori grazie alla velocità e varietà dei capi presentati in negozio, a prezzi convenienti. Il fast fashion può anche essere considerato un fenomeno che consente a tutti di vestirsi seguendo le ultime tendenze con capi di qualità media. Tuttavia, per sostenere i ritmi di produzione di queste aziende, la produzione avviene di solito in Paesi dove i lavoratori vengono sfruttati e sottopagati.

Questo settore dell’abbigliamento è caratterizzato da abiti di medio-bassa qualità a prezzi molto competitivi, e da un rinnovo continuo delle collezioni. Questa è una strategia che ha bisogno di una produzione velocissima e dinamica, con l’obiettivo di offrire le ultime tendenze del momento ad un buon prezzo. Molti capi di abbigliamento acquistati nelle grandi catene di distribuzione possono durare anche vari anni e non sono sempre di scarsa qualità. Il fast fashion ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel settore retail. Producendo moda low cost, offre infatti la possibilità ad un’ampia fascia di pubblico di acquistare capi appena visti sulle passerelle o di rinnovare il proprio guardaroba senza spendere troppo.

Fast fashion: il problema dell’impatto sull’ambiente

In generale, tutti i tessuti, con l’utilizzo ed il lavaggio, perdono una certa quantità di fibre. I tessuti sono scelti sul criterio del costo e non sull’eventuale danno ambientale per produrli. Non vi è attenzione alle tecniche di produzione, né sulle sostanze chimiche aggressive utilizzate per tingere o produrre i tessuti. Gli esperti hanno infatti stimato che il 20% dell’inquinamento delle acque industriali nel mondo è proprio causato dal trattamento e dalla tintura dei tessuti.

Inoltre, il cotone ed il poliestere vengono definiti i tessuti più inquinanti del settore della moda. Il poliestere richiede una grande quantità di energia per essere prodotto. Nel 2015 la produzione di poliestere per abbigliamento ha emesso 282 miliardi di tonnellate  di anidride carbonica, il triplo di quella del cotone. Inoltre, i tessuti sintetici come il poliestere perdono minuscoli pezzi di plastica ad ogni lavaggio. Queste particelle di plastica, chiamate microplastiche, inquinano gli oceani, l’acqua dolce e la terra e rappresentano un pericolo per gli animali che le consumano, inibendone la crescita e la riproduzione. Gli scienziati in Australia stimano che sul fondo dell’oceano si possano trovare tra 9,25 e 15,86 milioni di tonnellate di microplastica.

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