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DILEI SALUTE 06 LUGLIO 2020

Puntura di zecca, come limitare i rischi

Il lockdown per il Covid-19 ha permesso alla natura di riprendersi in parte i suoi spazi: gli animali selvatici si sono moltiplicati indisturbati, ma purtroppo con loro hanno proliferato anche le zecche, pericoloso rovescio della medaglia delle gite in campagna.

 

Le zecche costituiscono un sottordine degli acari e sono parassiti che si nutrono del sangue di bestiame e animali domestici: la loro puntura non provoca dolore, poiché quando attaccano, inoculano contemporaneamente anche delle sostanze che anestetizzano la zona colpita. Questa tecnica permette loro di avere tutto il tempo per nutrirsi senza essere individuate.

 

Si agganciano saldamente al corpo “ospite” con dei cheliceri che fungono da rostri e rilasciano un composto collante con cui aderiscono perfettamente ad esso; poi incidono la cute con appendici che lavorano come forbici e infine inseriscono nella micro-ferita una proboscide, detta “ipostoma”, da cui succhiano il sangue che scorre nei vasi più superficiali.

 

Esistono zecche “dure” e zecche “molli”: i maschi delle prime possiedono una corazza sul dorso e trasmettono all’uomo la meningocefalite; le seconde, più vulnerabili, riescono a incamerare una maggior quantità di sangue, gonfiandosi smisuratamente.

 

La meningocefalite da puntura della zecca Ixodes Ricinus provoca sintomi simili a quelli dell’influenza: dopo una o due settimane dall’attacco, si possono accusare mal di testa, dolori muscolari e febbre lieve. Se sottovalutati o mal interpretati, i disturbi possono degenerare, arrivando ad interessare il sistema nervoso centrale.

 

La bava di questi aracnidi veicola anche la “malattia di Lyme”, causata dal batterio Borrelia Burgdorferi: se l’infezione passa nel sangue, può causare meningiti, turbe del ritmo cardiaco, infiammazioni dei tessuti nervosi e, sul lungo termine, anche artrite cronica o intermittente.

 

Il parassita ama annidarsi sul cuoio capelluto o sotto le ascelle e va rimosso entro ventiquattro ore, estraendo non solo il rostro, ma anche tutto il resto del suo corpo: utilizzare una pinzetta, posizionarla il più vicino possibile alla cute e afferrare saldamente la testa della zecca. Tirare poi lentamente ma con forza per rimuoverla completamente e disinfettare. Se una parte rimane incastrata nell’epidermide o se i sintomi di infiammazione non scompaiono, rivolgersi al medico.

 

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

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