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VIRGILIO BAMBINI 10 DICEMBRE 2019 5.719 visualizzazioni

Perché il pianoforte ha tasti bianchi e neri?

Che sia a coda, a muro o elettronico, il pianoforte è uno strumento davvero inconfondibile, soprattutto per la sua tastiera composta da tasti bianchi e neri.
Perché il pianoforte ha tasti bianchi e neri?

La musica occidentale segue delle regole descritte fin dai tempi dell’antica Grecia: il primo a codificarle fu, infatti, Pitagora, che si preoccupò soprattutto di fare in modo che i suoni delle composizioni musicali fossero in armonia gli uni con gli altri. Questo concetto fu la base della cosiddetta “scala naturale”, una successione di note che si trovano in una sequenza di “intervalli” ben definita.

 

Questione di ottave

In un pianoforte, i tasti bianchi sono sempre consecutivi e rappresentano la scala di Do maggiore (do, re, mi, fa, sol, la si), che sulla tastiera si ripete per 7 volte, cioè per 7 “ottave”; i tasti neri, invece, sono più corti e si trovano più in alto, tra un tasto bianco e l’altro, in posizioni precise e sono solo 5 per ogni ottava: essi alzano le note naturali, – se la scala è ascendente -, o le abbassano, – se la scala è discendente -, di un semitono, rappresentando rispettivamente i diesis e i bemolle. Le note che si possono alterare con i tasti neri, sono solo do, re, fa, sol e la.

 

Una scelta pratica

Se i tasti dello strumento fossero tutti dello stesso colore e sullo stesso livello, la tastiera sarebbe lunghissima e molto difficile da suonare, perché non sarebbe possibile distinguere a colpo d’occhio le note naturali da quelle alterate.
Oggi hai imparato perché il pianoforte ha tasti bianchi e neri!

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