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LA LEGGE PER TUTTI BUONO A SAPERSI 14 NOVEMBRE 2019 8.231 visualizzazioni

Pignoramento del libretto della pensione

Quando viene notificato un pignoramento presso terzi in banca o alle poste, l’atto dell’ufficiale giudiziario non indica all’intermediario quale rapporto debba essere oggetto del pignoramento, ma si riferisce a tutti i rapporti in essere con il cliente. Dunque, il pignoramento si estende a qualsiasi credito vantato dal debitore nei confronti dell’istituto di credito o delle Poste. Alla luce di ciò, il libretto di risparmio può essere pignorato e bloccato senza bisogno che il creditore sia a conoscenza della sua esistenza e ne specifichi gli estremi. Questa regola vale anche per i libretti postali su cui viene accreditata la pensione. Basta notificare un atto di pignoramento all’ufficio delle Poste in cui il debitore detiene i risparmi, ma sempre entro certi limiti. Se nel libretto postale ci sono meno di 1,373,97 euro, i soldi già accantonati non possono essere pignorati; in caso contrario sarà pignorata solo l’eccedenza. Quanto alle successive mensilità che l’Inps erogherà sul libretto, queste potranno essere “trattenute” dalle poste, di volta in volta, per un massimo di un quinto, fino a totale estinzione del debito. Se il debito si riferisce a posizioni vantate dall’Agenzia Entrate Riscossione, si può pignorare solo: • un decimo della singola mensilità della pensione se quest’ultima non supera 2.500 euro mensili; • un settimo se supera 2.500 euro ma non va oltre i 5.000 euro mensili; • un quinto della singola pensione se supera 5.000 euro mensili.

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