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NOTIZIE 25 APRILE 2021

25 aprile: la storia delle partigiane

Il 25 aprile è la festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, grazie all’azione dei partigiani della Resistenza. Tra loro tante furono anche le donne che si impegnarono attivamente per fornire viveri ai combattenti, curare i feriti e contribuire a riportare nel Paese la libertà. Tra loro, per esempio, c’erano Eva Colombo e Dina Croce, che proprio il 25 aprile, con il Comando unificato dell’Oltrepò entrarono a Pavia. Il gruppo di Eva e Dina era formato da 15 uomini e le due ragazze e contribuì a liberare alcune città dell’Oltrepò pavese. Colombo, conosciuta con il nome di battaglia “Susi”, sfilerà poi il 6 maggio del 1945 nella grande manifestazione della Liberazione a Milano e fu proprio lei a portare la bandiera della sua formazione Partigiana, come si vede nella foto contenuta negli archivi di Jonio Salerno, suo marito.

La storia delle partigiane italiane

Le partigiane italiane furono circa 100mila di cui 70.000 attiviste organizzate nei Gruppi di difesa della donna e 35.000 combattenti. Il ruolo più comune ricoperto dalle partigiane era quello di staffetta. Le staffette sfidavano il fuoco nemico per portare documenti e informazioni alle unità partigiane e si occupavano anche della cura e del ricovero dei feriti. Solitamente in bicicletta svolgevano perlustrazioni e rifornivano i partigiani di armi, vestiti e viveri. Molte organizzarono inoltre manifestazioni e scioperi, fecero propaganda anti fascista, pianificarono sabotaggi e reperirono fondi. L’attività delle staffette, la loro forza e il loro coraggio furono fondamentali per la liberazione del Paese e permisero alle donne di diventare soggetto politico aprendo la strada all’ottenimento del diritto di voto. Le italiane, infatti, poterono votare per la prima volta proprio il 2 giugno 1946, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in occasione del referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Tra le testimonianze più belle della Resistenza c’è quella di Dina Croce che, in un’intervista, rivelò: “Nessuno avrebbe potuto prendermi. Davvero: nessuno. Ero una biciclettista che andava come il vento”. Dina fu una delle prime donne partigiane e raccontava di essere stata in grado di pedalare anche cento chilometri per portare i messaggi da un covo di partigiani a un altro: “Lo rifarei cento volte. È stato il periodo più entusiasmante della mia vita”.

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