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CURIOSITÀ 06 MARZO 2021

A Roma pappagalli esotici inondando la città: come sono arrivati

Sono verdi, rossi e grigi e garriscono dai rami degli alberi: sono i pappagalli esotici che abitano Roma. Sono belli da vedere ed è piacevole ascoltarli mentre cantano tra le fronde degli alberi. E anche se molti romani si sono ormai abituati alla loro presenza, non è così per i turisti che visitano la nostra bellissima capitale, tra monumenti storici senza eguali, buon cibo e il calore dei suoi abitanti.

I pappagallini che hanno preso dimora nell’Urbe arrivano da molto lontano: sono originari, infatti, dell’Africa centro-settentrionale, del Sudamerica e di Paesi come Pakistan, Afghanistan, Nepal e India. Ma, se è vero che tutte le strade portano a Roma, come sono arrivati questi splendidi pappagalli?

Lo strano caso dei pappagalli esotici a Roma: come sono arrivati

La prima cosa da sapere è che non tutti i pappagallini appartengono alla stessa specie. Vi sono esemplari di Parrocchetti dal collare ed esemplari di Parrocchetti Monaci. I Parrocchetti Monaci sono di un intenso verde bottiglia, con il petto grigio e provengono dalla parte sud-orientale del Sudamerica. I Parrocchetti dal collare, invece, hanno il piumaggio di un bellissimo verde sgargiante, con il becco rosso e, nell’esemplare maschile, è presente un evidente collare nero.

Secondo Alessandro Polinori, vicepresidente della LIPU, Lega Italiana Protezione Uccelli intervistato da Il Caffè di Roma, i parrocchetti hanno conquistato la capitale a causa di una liberazione non autorizzata connessa ad attività di commercio illegale. Sembra infatti molto improbabile che i volatili siano riusciti a percorrere una così lunga distanza in autonomia.

Nonostante si siano abituati a vivere in città, tra macchine, clacson e turisti, i pappagalli prediligono vivere in spazi aperti e circondati dal verde, per questo è facile poterli ammirare al Parco della Caffarella, a Villa Pamphili e a Villa Borghese. Amano vivere in colonie numerose, d’altronde l’unione fa la forza per sopravvivere e affrontare nuove sfide, qualsiasi esse siano.

Si cibano di bacche, fiori, semi e anche se hanno un carattere molto aggressivo nei confronti degli altri animali, al momento non rappresentano una minaccia per le altre specie autoctone e il loro habitat. Sicuramente, se i numeri dovessero continuare a crescere, sarà indispensabile accertarsi che questi non mettano a rischio la sopravvivenza delle nostre specie selvatiche.

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