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Al cinema "Menocchio", la storia di un mugnaio friulano eretico

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06 NOVEMBRE 2018

Roma, (askanews) - Dopo il festival di Locarno e il premio Grand Prix du Jury ad Annecy, "Menocchio" (una produzione Nefertiti Film con Rai Cinema) arriva nelle sale italiane (dall'8 novembre). Il nuovo film del regista Alberto Fasulo racconta la storia vera di Domenico Scandella, detto Menocchio (diminutivo popolare di Domenico), un mugnaio friulano del 1.500 processato e giustiziato per eresia. Una vicenda raccontata nel saggio di Carlo Ginzburg "Il formaggio e i vermi" (1976) e nel film liberamente ispirata ai verbali originali dell'Inquisizione. Il regista, autore di "Tir" e "Rumore Bianco":

"Avevo l'urgenza, il bisogno di confrontarmi con una statura morale così importante. Quando ho incontrato Marcello, ho incontrato la possibilità concreta di poterlo fare", ha spiegato.

Quanto è attuale il vecchio, cocciuto mugnaio autodidatta di Montereale, piccolo villaggio sperduto tra i monti del Friuli, interpretato da Marcello Martini, attore non professionista, come tutto il cast:

"Lo è sempre stato anche nel passato. Non è che siano trascorsi dei secoli, a me sembra che tutto avvenga in tempo reale".

"È un film girato in una sorta di presente storico, quindi pur essendo un film che racconta una storia di 500 anni fa, è comunque un film, fin dalla sua nascita, con un'idea di contemporaneità. Questo perché una mente pensante, una persona che di fronte al dilemma di essere se stesso o essere ciò che la comunità vuole è un tema a cui noi tutti siamo costantemente posti di fronte", aggiunge il cineasta.

Nonostante le suppliche di amici e famigliari, Menocchio invece di fuggire o patteggiare decide di affrontare il processo, convinto di essere, in quanto uomo, uguale a vescovi, inquisitori e persino al Papa. Alla conferenza stampa di presentazione alla Casa del cinema a Roma, Carlo Chatrian, che si appresta a guidare il festival di Berlino e di "Menocchio" dice:

"È un film storico, che però respira una natura, che respira delle persone, che sono persone prima di essere attori, è un film che cerca di uscire dal teatro dove spesso il film storico è stato introdotto. In questo senso penso abbia anche un preciso valore politico nel momento in cui il film non è in una sala, non un set di posa, ma in luoghi reali, anche la storia, le parole che il film adotta acquisiscono un valore più forte", ha affermato.

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