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NOTIZIE 14 MAGGIO 2018

Arriaga: venero la parola, la letteratura viene dalla vita

Torino (askanews) - Un divano in un hotel di Torino, uno scrittore, un nuovo romanzo che, a suo modo, racconta un'epica. Guillermo Arriaga sorride, ascolta, poi ci parla del modo in cui nascono i suoi racconti, partendo da uno specifico distretto di Città del Messico.

"Le mie storie - ci ha detto - vengono dalle esperienze della mia vita, molte vengono da un luogo, il quartiere dove ho vissuto (Unidad Modelo, ndr) e la verità è che sono molto felice di essere cresciuto lì perché era pieno di storie e di umanità. Se fossi cresciuto in un altro quartiere le mie storie probabilmente avrebbero un altro sapore".

Arriaga è stato al Salone del Libro di Torino per presentare il suo nuovo romanzo, "Il selvaggio", che esce in Italia per Bompiani, un libro potente, doloroso, oscuro, ma anche vivo e intenso. Che ci aiuta a pensare, una volta di più, al modo in cui nasce la letteratura.

"E' una rielaborazione della vita - ha aggiunto lo scrittore e regista messicano - e credo che mi abbia anche aiutato il fatto di soffrire di deficit di attenzione, che fa sì che il mio mondo sia molto caotico, che mi rende molto disordinato. Però, dentro questo caos, c'è un ordine che favorisce l'intuizione. Non seguo processi logici, il deficit di attenzione non me lo permette, però mi permette di avere intuizione e istinto".

Celebre anche come sceneggiatore e regista, Arriaga ci appare, con il suo sorriso spontaneo, in qualche modo la personificazione dello scrittore contemporaneo, capace di guardare a diverse forme di scrittura e a diversi media, ma sempre fortemente consapevole di ciò che rende possibile tutto questo.

"Io credo nella parola - ha concluso Guillermo Arriaga - credo che la civiltà sia stata costruita sulla parola, soprattutto quella scritta. Credo che il fatto di poter parlare ci rende una specie privilegiata, perché possiamo creare emozioni, idee. Quindi come scrittore la parola sostiene il mio lavoro e siccome cerco di creare dei mondi, non solo la uso, ma venero la parola".

Una venerazione che, e lo sa bene chi ha letto i suoi romanzi o visto i suoi film, non porta a risposte, ma contribuisce a sollevare le domande decisive sull'umano. In modo selvaggio, se volete, ma imprescindibile.

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