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NOTIZIE 30 MAGGIO 2020

Arthur Danto raccontato da Demetrio Paparoni: l'arte dopo l'arte

Milano, 30 mag. (askanews) - Arthur C. Danto è stato uno dei critici d'arte più influenti, con le sue analisi filosofiche su Warhol e la fine dell'arte intesa come semplice estetica. Demetrio Paparoni, saggista e curatore, è stato amico e interlocutore di Danto negli anni e ora ha raccolto in un volume, "Arte e poststoria" edito da Neri Pozza, le conversazioni intrattenute nel corso degli anni. Un libro che ragiona su come, con Danto, la filosofia è diventata decisiva per capire l'arte contemporanea.

"Poiché l'arte incarna un significato - ha spiegato Paparoni ad askanews - è attraverso la spiegazione di quel significato e l'inserimento di quel significato nella storia delle idee che l'arte per comparazione assume un valore".

Momento decisivo per capire che cosa accade dopo la fine della storia per l'arte come estetica è quello in cui Andy Warhol crea le celebri Brillo Box, sostanzialmente indistinguibili a vista da una normale confezione in vendita in un supermercato americano.

"Noi sappiamo - ha aggiunto Paparoni - che se prendiamo quelle scatole di Brillo e le mettiamo in una galleria, le riconosciamo come opere d'arte. Ma se le portiamo ancora oggi in un supermercato di periferia, sarà facile che le persone non pensino che quella sia un'opera d'arte: questa è la domanda chiave che Arthur si è posto e che ha fatto breccia nel mondo dell'arte: che cos'è l'arte, che cos'è che ci fa considerare oggi un oggetto d'arte".

Domande che rappresentano il punto di svolta e che danno vita in qualche modo a un nuovo canone, che per Danto ha come figura chiave proprio Warhol.

"Danto pone Warhol come momento di chiusura e di passagio e non Duchamp, perché in realtà Duchamp ha manipolato degli oggetti, non ha mai preso l'oggetto e lo ha messo lì per quello che era".

La neutralità warholiana, la sua ossessione per la riproducibilità, spesso infinita, erede della filosofia di Walter Benjamin, diventano in qualche modo il punto di non ritorno, che cambia per sempre anche l'idea di bellezza che eravamo soliti associare all'arte.

"Se noi entriamo in un museo e troviamo l'orinatoio di Duchamp accanto a un scultura di Canova - ha detto ancora Paparoni - un quadro di Ingres e uno di Bacon... Insomma quali sono le categorie estetiche che mi permettono di definire 'belle' quelle opere? E' chiaro che ci troviamo di fronte a un concetto che è assolutamente messo in crisi".

Ascoltare Demetrio Paparoni parlare di Danto è poi anche un modo per intuire la forte relazione umana che ha unito i due critici: aspetto questo che è una delle colonne portanti su cui si regge il libro.

"Quello che è stato più interessante per me come esperienza nello scrivere questo libro - ha concluso - è il rendermi conto che continuavo ad avere a che fare con un gigante, senza riflettere sul fatto che lui fosse un gigante".

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