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Ass. Coscioni: biotestamento non e' eutanasia. Il paese e' pronto.

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27 FEBBRAIO 2017

Roma, 27 feb.

(askanews) - La legge sul testamento biologico ferma alla Camera e' il sintomo del ritardo politico delli''Italia; ma non sarebbe ancora una legge sull'eutanasia, che e' altra cosa.

Lo spiega ai microfoni di Askanews Rocco Berardo dell'associazione Luca Coscioni, nel giorno del caso di DJ Fabo, morto per eutanasia in Svizzera.

'Il testamento biologico e' una legge in discussione da tantissimi anni.

La proposta di legge finalmente passata i commissione, ma dovra' essere calendarizzata in aula, e' a un punto di stallo alla Camera; poi anche il Senato dovra' occuparsene.

Ma fra testamento biologico ed eutanasia ci sono due sfere diverse'.

Gia' la nostra Costituzione, ricorda Berardo, consente 'ad ogni cittadino di scegliere quali cure adottare.

Il testamento biologico consente al cittadino di dichiarare, prima di trovarsi nell'incapacita' di intendere e di volere, quali cure adottare e quali no.

Oggi la Costituzione garantisce a ciascuno la liberta' di scelta ma non c'e' la tutela di una legge e quindi casi come quelli di Piergiorgio Welby o Eluana Englaro sono stati risolti da un giudice che in ciascun caso ha detto 'si', possono interrompere le terapie'.

Ma in assenza di una tutela legale i medici attendono la risposta del giudice per essere sicuri di non essere indagati'.

Il caso di Dj Fabo e' diverso: 'la differenza sostanziale e' fra un'azione passiva, come nel caso di Piergiorgio Welby, dove vengono tolte delle cure: si elimina la nutrizione artificiale e la respirazione artificiale, il medico interviene con una sedazione costante e continuativa per sedare il soffocamento, che e' un dolore fisico.

Ma con l'eutanasia vi e' invece un'azione attiva, una somministrazione di un farmaco che addormenta la persona e fa cessare la vita'.

'A me parte che ci sia un ritardo culturale fortissimo' prosegue Berardo.

'Ci troviamo nella condizione di dire 'serve il testamento biologico' perche' la tecnologia medica e' arrivata a un punto tale che si puo' mantenere un corpo in vita quasi all'infinito.

Le stesse condizioni che cent'anni fa avrebbero poterto ineluttabilmente alla morte oggi ti costringono alla sopravvivenza.

E' proprio questa sopravvivenza che Piergiorgio Welby per esempio non voleva piu''.

Il paese e' maturo conclude Berardo.

'I sondaggi in tutti questi anni sia sul biotestamento, sia sull'eutanasia hanno risposto in modo favorevole a maggioranza.

C'e' un ritardo della politica ma non un ritardo di conoscenza dei cittadini che vivono nelle loro case con i loro cari magari dopo lunghe ed estenuanti malattie che non trovano sollievo neanche con cure palliative, che ci possa essere una decisione da parte di quella persona ad aiutarli a concludere la propria esistenza'.

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