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BUONO A SAPERSI 08 DICEMBRE 2022

Attento a cosa compri: come riconoscere il cibo ultra-processato

Sempre più spesso viene consigliato di ridurre al minimo il consumo di cibo ultra-processato, in alcuni casi – patologie, valori alterati – è addirittura necessario abolirlo del tutto. Sono ormai innumerevoli, infatti, le ricerche scientifiche in grado di dimostrare la pericolosità di questi alimenti per vari aspetti della salute umana.

Cos’è il cibo “ultra-processato” e perché fa male?

Un recente studio, pubblicato su Neurology, sembrerebbe individuare un legame tra l’alto consumo di alimenti ultra-processati e l’insorgere della demenza in persone di mezza età. Un’ulteriore ricerca ha evidenziato che le donne incinta che consumano grandi quantità di cibo ultra-processato avrebbero il 25% di possibilità in più di avere figli obesi.

L’ipotesi – ancora da dimostrare – è che la cattiva alimentazione materna possa alterare i geni regolatori della crescita, del bilancio energetico e dell’insulino-resistenza. Quel che invece non sembra essere del tutto chiaro è come distinguere questi cibi dagli altri. In altre parole, quali sono esattamente gli alimenti ultra-processati?

Come riconoscere il cibo “ultra-processato”

I nutrizionisti dividono generalmente il cibo in tre categorie, in base al livello di elaborazione che hanno subito. Della prima categoria fanno parte alimenti come frutta e verdura fresca, che conservano la forma originaria anche al momento della vendita.

Ci sono poi cibi “trasformati”, che subiscono un solo livello di lavorazione – come ad esempio la salatura – o vengono semplicemente modificati nella forma, come le salse.

Infine, troviamo gli alimenti ultra-processati, che hanno subito diversi fasi di elaborazione e sono generalmente carichi di grassi extra – a proposito, ecco qualche consiglio per ridurre il colesterolo – e conservanti. Durante la lavorazione degli alimenti vengono infatti aggiunti o alterati gli ingredienti grezzi, come zucchero o sale, ma anche sostanze chimiche come coloranti, additivi, antiossidanti e stabilizzanti.

Surgelati, piatti pronti, gelati confezionati, insaccati, cerali, biscotti industriali, patatine in scatola, pollo fritto e ketchup sono solo alcuni degli esempi di cibo ultra-processato più apprezzati dai consumatori.

Un recente studio, pubblicato su Neurology, sembrerebbe individuare un legame tra l’alto consumo di questi alimenti e l’insorgere della demenza in persone di mezza età.

Come spiegato dal professor Gunter Kuhnle, nutrizionista presso l’Università di Reading, non sempre è possibile riconoscere con certezza un alimento ultra-processato. “Il pane e i prodotti a base di carne sono spesso classificati come ultra-lavorati, ma ciò spesso sbagliato”. In linea di massima possiamo considerare ultra-processati gli alimenti (non freschi) a basso costo e presentati come “pronti per il consumo.

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