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CURIOSITÀ 30 LUGLIO 2021

Chi sono (e cosa fanno) i bagnini delle Olimpiadi

Se avete confidenza con i social network, vi sarà capitato di incappare in qualche meme dedicato ai bagnini che presenziano alle competizioni olimpiche di nuoto: “Se oggi ti senti inutile, ricordati che qualcuno lavora come bagnino alle Olimpiadi”. A dire il vero, però, i bagnini olimpici non sono così inutili come si possa pensare.

Fare il bagnino alle Olimpiadi: perché non è un lavoro “inutile”

Almeno una volta nella vita, ammirando i nostri atleti preferiti a bordo vasca, ci siamo chiesti a che cosa servisse un bagnino durante le competizioni di vuoto, considerando che a gareggiare sono i nuotatori e le nuotatrici più forti al mondo. Tuttavia, la presenza dei bagnini è fondamentale, sia per gli atleti che per il pubblico e lo staff presenti e a spiegarlo è proprio uno di loro, James Meyers, che collabora con la Croce Rossa nella formazione dei bagnini volontari. “È un pregiudizio dire che siamo inutili racconta Meyers – Sfortunatamente, le persone si fanno male, quindi abbiamo un ruolo. Delle quattro Olimpiadi in cui ho fatto il bagnino, quest’anno è stata la prima in cui non siamo dovuti entrare in acqua” e solo perché in questa strana edizione gli spettatori non sono ammessi a causa del Covid-19. I bagnini, infatti, non devono tenere sotto controllo solo gli atleti, ma anche gli spettatori, lo staff e anche chi utilizza la piscina tra una gara e l’altra. Il loro compito, più che soccorrere chi rischia di affogare, è intervenire in casi di infortuni o situazioni pericolose, come un arresto cardiaco. “Siamo una specie di divisione dei pompieri. Il nostro intento è quello di rimanere nelle retrovie; se ci vedete in azione vuol dire che c’è qualcosa che non va”. I bagnini olimpici sono efficienti e sul pezzo tutto il giorno con ritmi serrati dalle 5:30 del mattino fino anche alle 22:00.

Olimpiadi e bagnini: una presenza fondamentale

La preparazione per svolgere il ruolo di bagnino durante una competizione olimpica è dura e richiede una buona forma atletica e una rapida reattività alle emergenze. Su una media di 700 aspiranti bagnini, solo una cinquantina supera tutte le prove per poter andare a bordo vasca e assicurare interventi tempestivi: “Nel 2012 abbiamo dovuto soccorrere un atleta che è stato colpito da un arresto cardiaco. Per fortuna siamo riusciti a salvarlo in tempo”.

E se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi i bagnini non sono chiamati per soccorrere direttamente gli atleti, per molti di loro, che sono nuotatori professionisti, sedersi sul trespolo ammirando da vicino campioni come Micheal Phelps o Adam Peaty è un’esperienza unica ed elettrizzante: “Quando siamo in servizio e indossiamo la divisa non ci è permesso chiedere autografi, ma negli spogliatoi è possibile”.

 

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