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Come funzionano tampone e test sierologici?

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24 APRILE 2020 2.648 visualizzazioni

Per contrastare efficacemente la pandemia da coronavirus, accanto all’evoluzione dei protocolli di trattamento dei pazienti malati, è di fondamentale importanza avere a disposizione strumenti sicuri per individuare i soggetti contagiati, soprattutto se asintomatici. Oltre ai test diagnostici di validità comprovata, si stanno sviluppando anche test sierologici in grado di rilevare gli anticorpi nel plasma sanguigno.

 

Come funzionano i test sierologici per il Covid-19

Quando il nostro organismo viene esposto ad un’infezione virale, il sistema immunitario reagisce sviluppando degli anticorpi specifici che vengono veicolati nel sangue dal plasma, detto anche siero: i test sierologici, quindi, hanno lo scopo di ricercare e individuare questi anticorpi che, se trovati, confermano la presenza del virus nella persona al momento dell’analisi o in un periodo precedente.

Nei primi 5-6 giorni dal momento del contagio, il nostro corpo produce immunoglobuline di tipo M, che scompaiono dal sangue dopo circa tre settimane, mentre dopo 15 giorni, il sistema immunitario comincia a rilasciare immunoglobuline di tipo G: queste ultime sono il segnale di infezione passata e superata e rimangono nell’organismo anche per mesi, ma non sono garanzia di raggiunta immunità, in base ai dati finora a disposizione della comunità scientifica.

Nel caso del Sars-CoV-2, le immunoglobuline prodotte dal sistema immunitario umano sono specializzate nell’attaccare l’involucro proteico che racchiude e protegge il patrimonio genetico RNA del virus. Questa “capside” è molto caratteristica, poiché assomiglia ad una corona le cui protuberanze, dette “spikes”, servono al virus per ancorarsi a particolari recettori presenti sulla parete delle cellule che compongono le mucose del nostro apparato respiratorio: la strada per fermare la diffusione dell’infezione nell’organismo, quindi, passa attraverso la capacità degli anticorpi di attaccare le spikes, inibendo il loro potere di agganciarsi ai recettori che consentono al virus di invadere citoplasma e nucleo delle cellule, superandone la membrana protettiva esterna.

Come funziona il tampone rino-faringeo

Al momento, l’unico test considerato universalmente attendibile per l’individuazione del Covid-19 è il tampone rino-faringeo: il primo centro italiano ad averlo messo a punto è stato il laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, attivatosi già a fine gennaio dopo la notizia della prima polmonite atipica rilevata in Cina. Il team veneto si è basato sugli studi validati a livello europeo condotti dall’equipe dell’istituto Charité di Berlino.

Il tampone si effettua con un bastoncino con l’estremità ricoperta da un batuffolo di cotone, che viene messo a contatto con le mucose di naso e bocca del soggetto preso in esame: i campioni raccolti vengono poi spediti ai laboratori autorizzati, che li analizzeranno attraverso una specifica metodologia per verificare l’eventuale presenza dell’RNA del Covid-19. Se il laboratorio non è eccessivamente oberato di lavoro, Il risultato è disponibile in 4-6 ore.

 

Fonte: Università di Padova

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