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Coronavirus, attenzione alla coagulazione e alla trombosi

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08 APRILE 2020 4.151 visualizzazioni

L’ALT – l’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – ricorda: lo “sconquasso” che si crea per la risposta immunitaria in chi si ammala gravemente di Covid-19 , il Coronavirus, può esporre maggiormente al rischio di trombosi.

 

Quando in un vaso sanguigno si forma un trombo vengono rilasciati frammenti che, diventati emboli, arrivano al polmone. L’embolia polmonare è quindi la complicanza più grave di una trombosi.

 

Ogni volta che si sviluppa un processo infiammatorio il sangue partecipa alla battaglia per la guarigione, aumentando la propria tendenza a coagulare. Ma spesso forma trombi, causando complicazioni gravi che possono portare in ultimo alla morte del paziente.

 

Questo processo può avvenire anche nel caso di infezione da coronavirus. Il paziente aggredito gravemente da Covid-19 ha la febbre, è allettato e soprattutto è povero di ossigeno, in quanto i polmoni infiammati non lavorano correttamente.

 

La parte destra del cuore spinge quindi il sangue nel polmone per ossigenarsi, trovando però resistenza a causa degli emboli.  Sotto sforzo, il nostro “motore” si dilata perdendo efficienza, si scompensa e va in aritmia, conducendo il paziente al decesso.

 

Le cause che predispongono alla tromboembolia venosa possono essere genetiche oppure transitorie; il rischio può aumentare anche a seguito di interventi chirurgici complessi, ricoveri, allettamenti prolungati, febbre, gravidanza, parto, terapie ormonali, tumori e chemioterapia. Ma fattori importanti possono essere anche polmonite, broncopneumopatia cronica ostruttiva e alcuni tipi di anemia.

 

In Italia le malattie cardio e cerebrovascolari colpiscono il doppio dei tumori, e sono la prima causa di morte e d’invalidità grave nella popolazione di età superiore ai 65 anni; ciononostante possono essere evitate almeno in un caso su tre. Per questo le linee guida delle Società scientifiche forniscono il metodo e le indicazioni per la prevenzione e per la cura, pur richiamando i medici curanti ad adattarle ad ogni singolo paziente tenendo conto delle peculiarità di ciascuno.

 

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

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