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Coronavirus, Cina: nessun contagio locale, 39 casi importati

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20 MARZO 2020 1.342 visualizzazioni

Pechino, 20 mar. (askanews) - Il contenimento dell'epidemia di coronavirus in Cina, dove il virus è stato rilevato a dicembre, offre un barlume di speranza a molte altre nazioni attualmente in lotta contro il Covid-19.

"Per il secondo giorno consecutivo, la Cina non ha segnalato alcun nuovo contagio locale, anche se il numero di casi importati ha raggiunto oggi il bilancio record di 39", ha annunciato Mi Feng, portavoce della commissione della Sanità pubblica cinese.

Anche il numero di nuovi decessi giornalieri è diminuito drasticamente in Cina nelle ultime settimane: solo tre sono stati annunciati stamane dal ministero della Salute, il più basso da quando le autorità locali hanno avviato una statistica sulle vittime del coronavirus.

La principale preoccupazione della Cina è adesso quella di impedire alle persone che hanno contratto il virus all'estero di creare una seconda ondata epidemica sul suolo cinese. Di fronte a questo rischio, diverse città e province, tra cui Pechino, hanno imposto severi controlli sanitari a chiunque arriva da un altro paese, e sono in molti che stanno rientrando dall'estero dove l'emergenza è in atto. Per loro vige una quarantena obbligatoria di 14 giorni in un luogo previsto a tale scopo.

E mentre la Cina tenta di risollevarsi, a tenere banco in questi giorni è anche la polemica a distanza con gli Stati Uniti dopo che il presidente Donald Trump in un tweet ha definito il virus che sta mettendo in ginocchio il mondo un "virus cinese".

In conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha detto che la Cina "si oppone con forza" all'uso di quelle parole: "Di recente alcune persone negli Stati Uniti hanno collegato il coronavirus con la Cina. I cinesi sono fortemente indignati e si oppongono fermamente a questo. La fonte del nuovo coronavirus è una questione scientifica sulla quale le opinioni di scienziati ed esperti devono essere ascoltate. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e la comunità internazionale hanno una visione chiara e unanime su questo e che è di opporsi al collegamento del virus con particolari nazioni e regioni e di opporsi alla stigmatizzazione".

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