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Coronavirus e ipertensione: non bisogna smettere le terapie

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20 MARZO 2020 3.749 visualizzazioni

La comunità scientifica è perentoria nell’evitare che gli ipertesi smettano arbitrariamente di assumere i farmaci che normalmente prendono per tenere sotto controllo la pressione: consultarsi con il proprio medico curante è sempre di vitale importanza e non solo in riferimento all’infezione da Coronavirus.

 

Alcune ricerche pubblicate in questo periodo, come lo studio apparso su Nature Reviews Cardiology, hanno ipotizzato una maggior possibilità di esito fatale dopo aver subito il contagio da Sars-CoV-2019 in persone cardiopatiche e ipertese in trattamento con ACE-inibitori e antagonisti del recettore dell’angiotensina II, – i cosiddetti “sartani” -, riferendosi ad uno speciale enzima in essi contenuto che potrebbe fungere da recettore per i coronavirus.

 

Ma ad oggi non esistono evidenze in questo senso: se l’ipertensione e il relativo trattamento fossero condizioni che predispongono al rischio di contrarre l’infezione, si sarebbero riscontrati più casi di pazienti con la pressione alta tra quelli che hanno contratto la malattia, rispetto a quelli che non ne soffrono.

 

Questo sbilanciamento, però, non c’è, pertanto non bisogna assolutamente smettere di seguire le terapie antiipertensive prescritte dai propri medici, come chiarito dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa/Lega Italiana contro l’Ipertensione Arteriosa (SIIA), che a sua volta ribadisce un messaggio lanciato nei giorni scorsi dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC): la relazione si può consultare sul sito sicardiologia.it e ribadisce la necessità di proseguire con costanza le terapie croniche contro ipertensione e cardiopatie prescritte ai pazienti dagli specialisti, prima che si instaurasse l’attuale emergenza sanitaria per il coronavirus.

 

In assenza di studi che evidenzino potenziali effetti nefasti nell’assunzione di ACE-inibitori o farmaci sartani in persone che abbiano contratto il Covid-19, non è lecito sconsigliarne l’utilizzo in coloro che ne necessitano, vista la grande efficacia che questi trattamenti hanno dimostrato nel ridurne la mortalità su lungo termine.

Anche l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha raccomandato di non sospendere le terapie antiipertensive o con farmaci che contrastano lo scompenso cardiaco, purché assunte sotto stretto controllo medico, perché esporre le persone a rischi di eventi cardiovascolari avversi in questo periodo non appare giustificato.

 

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

In collaborazione con: Federico Mereta

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