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Coronavirus, gli elementi che devono metterci in guardia

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11 MARZO 2020 2.267 visualizzazioni

Ormai lo sappiamo, nessuno è immune al coronavirus; per questo rimanere a casa è fondamentale per spezzare la catena dei contagi.

 

Come noto, in caso d’infezione, ci sono persone che rischiano di più. Una ricerca – apparsa su Lancet e relativa a quasi 200 pazienti in cura negli ospedali cinesi prima del 31 gennaio – ha valutato le differenze tra i malati guariti e quelli deceduti.

 

Stando allo studio – aldilà del fattore età – l’evoluzione del quadro clinico è apparsa peggiore in chi al momento del ricovero aveva una compromissione di diversi organi e presentava livelli elevati di d-dimero (un composto che indica la tendenza alla coagulazione del sangue).

 

Va detto che non in tutti i malati osservati si è andati in cerca di questo parametro; un test che si fa semplicemente con un prelievo di sangue e che può essere richiesto – ad esempio – quando una giovane inizia un trattamento con  contraccettivi, quando in un malato si ipotizzano trombosi o embolie, o in presenza di difficoltà respiratorie gravi insorte di colpo o forte tosse (sintomi che ricordano l’embolia polmonare ma che possono essere presenti anche in caso d’infezione da coronavirus).

 

Lo studio cinese dimostra anche che il decorso dell’infezione da Sars2-CoV-2019 è apparso mediamente peggiore quando una famiglia di linfociti è risultata particolarmente numerosa e quando sono risultati elevati i livelli di Interleuchina-6 o IL-6; dato significativo per diverse malattie infiammatorie.

 

IL-6 gioca infatti un ruolo chiave nella modulazione di diversi processi fisiologici, tra cui la risposta immunitaria, il metabolismo dei grassi, la regolazione dei valori di ferro e la produzione di alcuni ormoni.

 

La ricerca ha poi ribadito quanto già si sapeva: per chi ha problematiche di natura cardiovascolare i rischi per la salute legati all’infezione da coronavirus sono decisamente maggiori.

 

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

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