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Coronavirus, polemiche in India per la violenza della polizia

27 MARZO 2020 1.884 visualizzazioni

Roma, 27 mar. (askanews) - L'arrivo del coronavirus CoVid-19 in India rappresenta una potenziale catastrofe umanitaria per il gigante dell'Asia meridionale, che vive tuttora grandi contraddizioni. Mentre alcuni ospedali d'eccellenza hanno sperimentato con successo dei cocktail di farmaci di cui l'India è uno dei più grandi produttori mondiali, la grande maggioranza della popolazione appare impreparata e anche poco incline al lockdown e alle misure di confinamento imposte dal governo. La polizia, incaricata di far rispettare le regole, lo sta facendo con l'abituale violenza, prendendo a bastonate i trasgressori con raid organizzati anche in moto.

Il dibattito sui social media in India - paese democratico dove la libertà di stampa e di opinione è garantita - è infuocato: molti si lamentano di abusi continui, con la polizia che in certi casi ha battuto e arrestato anche lavoratori autorizzati a circolare e occasionalmente addirittura dei medici. Su Twitter, l'utente Bose denuncia: "La gente non può comprare beni di sussistenza primari e cibo, la polizia colpisce a manganellate tutta la gente comune che esce di casa, perfino vecchi e bambini". Un altro utente, Dilip Nair, gli risponde: "Prima dobbiamo chiederci perché la polizia in India abbia ancora bisogno del 'lathi' (bastone) e perché la gente in molte parti dell'India capisce solo il linguaggio delle bastonate".

La polemica ha inevitabili risvolti sociali in un paese dalle forti disuguaglianze, in cui questi trattamenti sono riservati a chi deve andare a lavoro o a fare la spesa a piedi o in motorino e molto meno ai pochi che circolano con autista o su costosi Suv. E sull'Indian Express il columnist e attivista sociale Harsh Mander accusa apertamente il governo nazionalconservatore di Narendra Modi di infierire sugli strati più deboli della società, come bambini di strada e lavoratori precari, molti dei quali nelle zone rurali sono braccianti agricoli. "Chi farà il raccolto, e chi acquisterà il raccolto?", si è chiesto Mander, suggerendo soluzioni più tecnologiche e meno drastiche del lockdown, come quelle intraprese da Corea del Sud e Taiwan.

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