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NOTIZIE 18 MAGGIO 2020

Dalla parte degli artisti: un fondo di produzione per sostenerli

Milano, 18 mag. (askanews) - Una raccolta fondi per sostenere gli artisti in questo momento particolarmente complesso. Lo schermo dell'arte, festival fiorentino dedicato ai film d'artista, ha lanciato l'Artists' Film Italia Recovery Fund. Ne abbiamo parlato con Leonardo Bigazzi, curatore del festival e promotore dell'iniziativa.

"Era importante intervenire - ha detto ad askanews - era importante cercare di dare un segno attraverso un progetto che partisse dal basso, che partisse in qualche modo anche da un senso di collettività e rete solidale intorno al quale si potesse costruire una raccolta fondi o un intervento per gli artisti anche perché in queste settimane ci siamo resi conto di quanto anche abbiamo chiesto agli artisti".

Sono state infatti numerose le iniziative di solidarietà nelle quali sono state messe a disposizione opere d'arte e ora, secondo Leonardo Bigazzi, è venuto il momento di restituire qualcosa agli artisti.

"L'idea - ha aggiunto il curatore - è stata quella di impostare un raccolta fondi che andasse a finanziare un fondo di produzione, per sostenere artisti visivi che lavorano con le immagini in movimento. Questo fondo una volta chiusa la raccolta fondi sarà messo a bando, attraverso un bando pubblico, con il quale una giuria assegnerà ad artisti italiani o residenti in Italia i fondi che abbiamo raccolto".

Un progetto dunque che si sviluppa nel tempo e che continua a crescere, e che guarda anche ai musei.

"Per ciascuna opera che verrà prodotta - ci ha spiegato Leonardo - un'edizione d'artista verrà donata alla GAMeC di Bergamo. Ci sembrava importante inserire questo elemento perché da una parte c'è un sostegno agli artisti, ma dall'altra c'è un ritorno per la collettività e un sostegno per il bene pubblico, per le collezioni d'arte italiane".

Per lanciare il fondo si è scelto di puntare su un'immagine particolarmente efficace, tratta dal video di Adrian Paci, "Centro di permanenza temporanea".

"Immaginavo - ha concluso Bigazzi - un'opera che potesse riassumere in una sola imagine il tempo che stiamo vivendo, questo tempo sospeso: non sappiamo dove stiamo andando, non sappiamo quando arriveremo a quell'aereo e dove quell'aereo ci porterà... Quell'immagine era molto significativa".

E quell'aereo che non si vede, ma che ci piace pensare arriverà, è anche metafora di una possibile nuova strada per gli artisti che, come tutti noi, vivono in questa sospensione.

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