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CURIOSITÀ 30 APRILE 2021

Ed Gein, il serial killer che ha ispirato il film “Psycho”

Norman Bates è realmente esistito: ecco la sconvolgente storia di Ed Gein.

 

 

Ed Gein nacque il 27 agosto 1906 a La Crosse, Wisconsin, Stati Uniti.
Crebbe in un ambiente disfunzionale, col padre George, la madre Augusta ed il fratello maggiore Henry.
La donna, fanatica religiosa, ogni sera, leggeva ai figli passi dell’Antico Testamento, al fine d’inculcare loro il concetto dell’innata immoralità, soprattutto delle donne e del sesso; una figura oppressiva la sua, tale da portare Ed, il più fragile, a sviluppare una personalità disturbata.
Henry, dopo la morte del padre, sempre più preoccupato dall’instabilità di Augusta, tentò di aprire gli occhi al fratello, ma, di lì a poco, uno strano incidente avvenne: la fattoria fu colpita da un incendio, durante il quale perse la vita proprio Henry; le autorità sospettarono di Ed, ma giunsero alla conclusione che il ragazzo era morto d’asfissia.

 

 

Ed poté così vivere con l’amata madre, che meno di due anni dopo morì di ictus. Per gli psicologi criminali, questo scatenò il crollo del suo debole equilibrio: iniziò, infatti, a dare libero sfogo alle proprie pulsioni malate.
L’attività criminale si concentrò tra il ‘47 ed il ‘57, due anni prima dell’uscita del libro di Robert Bloch da cui tratto il film di Alfred Hitchcock.
Durante questo periodo, sei persone scomparvero misteriosamente. Ed venne inchiodato il 17 novembre 1957, dopo il ritrovamento, nella fattoria, del corpo di Bernice Worden, commessa di una drogheria.

 

 

Dopo l’arresto, la polizia perquisì casa Gein: ciò che emerse andò oltre la più efferata fantasia. Ed confessò addirittura d’aver dissotterrato una donna, recentemente sepolta, perché somigliante a sua madre, e di averla portata alla fattoria con sé; si scoprì anche che amava travestirsi, e che compì diversi omicidi indossano uno degli abiti della madre, verso la quale provava una morbosa ossessione.
Discolpato per infermità mentale, scampata la sedia elettrica, passò gli ultimi sedici anni in un manicomio criminale, morendo, poi, di cancro il 26 luglio 1984.

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