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Emergenza tracoma: l'impegno di CBM Italia Onlus in Etiopia

Roma, 12 giu. (askanews) - Il tracoma. Quella che oggi è la prima causa di cecità di natura infettiva al mondo, sono ben 1.9 milioni le persone colpite, fino agli anni '60 era presente anche in Italia. Ne narra Carlo Levi nel libro "Cristo si è fermato a Eboli". Non solo. Di tracoma ha un ricordo nitido anche il dottor Lucio Salerno , medico originario di Trepuzzi, un paesino in provincia di Lecce, dove nel secondo dopo guerra la malattia era molto diffusa a tal punto che le persone affette venivano stigmatizzate a causa degli occhi gonfi e arrossati. Occhi gonfi e arrossati, prurito e lacrimazione sono infatti i primi sintomi di questa grave infezione che, se non curata tempestivamente con antibiotici, fa si che le ciglia si rivoltino verso l'interno dell'occhio, lesionando la cornea a ogni battito. A questo stadio avanzato, detto trichiasi, solo un'operazione chirurgica può salvare dalla cecità, altrimenti la vista è persa per sempre.

"Il tracoma è altamente contagioso e si propaga velocemente lì dove c'è la mancanza di acqua pulita e scarsa igiene. L'Etiopia è il Paese più colpito al mondo: 70 milioni di persone sono a rischio di infezione ed è qui che dal 2014 CBM combatte la malattia applicando la strategia S.A.F.E. promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. La strategia prevede 4 azioni combinate: distribuzione di antibiotici, operazioni chirurgiche, costruzione di pozzi e latrine e sensibilizzazione della popolazione su come evitare il contagio. È importante lavorare contemporaneamente su tutte e 4 le componenti per rendere l'approccio sostenibile ed efficace. I risultati raggiunti negli anni ci danno ragione e ci motivano ad andare avanti" ha dichiarato Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus.

Dal 2014 CBM è impegnata nella prevenzione e cura del tracoma nel Nord e Sud dell'Etiopia, attraverso tre progetti implementati insieme all'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e grazie ai quali ha raggiunto i seguenti risultati: 6.278 le persone operate chirurgicamente di trichiasi; oltre 900 mila gli antibiotici distribuiti alla popolazione per prevenire il contagio; 252 i pozzi costruiti; circa 300 mila le persone sensibilizzate e formate sulle corrette norme igieniche.

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