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Emmaus a Brera, le due Cene di Caravaggio e Rembrandt

05 FEBBRAIO 2019

Milano (askanews) - Due maestri indiscussi del Seicento, uno accanto all'altro, ciascuno con la propria geografia e la propria luce incredibile dentro. Alla Pinacoteca di Brera di Milano è stato presentato l'ottavo dialogo, "Attorno alla Cena in Emmaus", che accosta il celebre dipinto di Caravaggio a un piccolo capolavoro dell'artista olandese, in un gioco di emozioni che si intrecciano. Ce li ha presentati Letizia Lodi, storica dell'arte della Pinacoteca milanese.

"Il dialogo - ha detto ad askanews - è stato molto voluto e riteniamo sia una cosa importante e unica, anche perché è la prima volta in Europa che si raffrontano questi due capolavori. Il capolavoro del Nord è di un Rembrandt giovanissimo, che ha 23 anni e ci denota tutta l'innovazione di Rembrandt rispetto a questo tema iconografico. Caravaggio, rappresentante dell'Italia mediterranea, è un Caravaggio tardo, del 1606. Lui è già fuggitivo verso Napoli e ha una pittura compendiaria, molto più drammatica e quindi una pittura totalmente differente da quella di Rembrandt, anche se la ricerca non è tanto quella della luce, ma quella del chiaroscuro".

Il prestito del Rembrandt arriva dal Musée Jacquemart-Andrè di Parigi, dove per oltre quattro mesi era stata esposta proprio la Cena del Caravaggio ora tornata "a casa" e riallestita anche grazie al lavoro di Andrea Carini, responsabile del Laboratorio di restauro della Pinacoteca di Brera. "Dal punto di vista della tecnica pittorica - ci ha spiegato - i due dipinti - corrispondono a due modalità inverse. Indubbiamente, dal punto di vista stilistico e simbolico, hanno una funzione centrale e compositiva, ma dal punto di vista tecnico sono il risultato di procedimenti inversi: la costruzione della luce a partire dal fondo bruno, che tipicamente utilizzava in questa fase Caravaggio e invece la sovrapposizione di velature colorate dal bianco, che è la tecnica pittorica in questo caso impiegata da Rembrandt".

Un altro possibile filo rosso che unisce due opere apparentemente così distanti è legato al tono scelto per rimettere in scena l'episodio evangelico: entrambi gli artisti hanno immaginato una taverna umile, luoghi nei quali il chiaroscuro caravaggesco e addirittura il controluce di Rembrandt lasciano all'umanità due rappresentazioni di Cristo quasi impossibili da dimenticare.

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