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Esce "Favolacce", D'Innocenzo: nel film una rabbia silenziosa

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07 MAGGIO 2020

Roma, 7 mag. (askanews) - Il secondo film di Fabio e Damiano D'Innocenzo, "Favolacce", vincitore dell'Orso d'Argento al festival di Berlino per la sceneggiatura, uscirà l'11 maggio direttamente in streaming su diverse piattaforme digitali (Sky Primafila Premiere, Timvision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten TV). Intanto i due fratelli romani 32enni, scoperti con "La terra dell'abbastanza", approfittano del lockdown per scrivere: in programma hanno una serie per Sky, un noir investigativo che indaga l'animo umano.

"Come spettatori, la nostra educazione da cinéphile si è formata moltissimo grazie ai film in streaming. Erano solitamente dei film introvabili anche in DVD, quindi per noi l esperienza casalinga del cinema non ha mai rappresentato un limite all immaginazione".

In "Favolacce" la loro immaginazione li ha portati a costruire una favola nera attorno a una piccola comunità di famiglie con figli adolescenti. Un mondo apparentemente normale dove cova però il sadismo e la frustrazione dei padri, la rabbia dei figli, nascosta dietro comportamenti diligenti. Un mondo fatto di una disperazione silenziosa, universale, raccontata attraverso sguardi, primi piani, atmosfere dilatate e rarefatte.

"In qualche modo questa disperazione l'abbiamo intercettata, rispetto a dire di averla vissuta o averla vista, l'abbiamo captata. Era fatta di elementi che sono difficilmente verbalizzabili.

"Il secondo giorno di set facemmo una riunione con gli attori dicendo: Ragazzi, qui è presente un altro attore, è il silenzio. Interagiamoci, divertiamoci a non riempire ogni vuoto con la parola".

"E chiaro che noi abbiamo attinto tantissimo dalle nostre letture giovanili, soprattutto dalla letteratura americana: penso a Carver, Updike, Cheever, ma anche a David Foster Wallace, Yates, Paul Auster, tutti autori che lavoravano più o meno su questo concetto, come hai detto giustamente tu, ibernazione, io direi apatia".

Alla domanda se la fase che stiamo vivendo, secondo loro, cambierà anche il racconto cinematografico, rispondono: "Credo non ci sarà un grande cercare di accaparrarsi storie che raccontino questo argomento, perché penso che sarebbero incredibilmente limitate.

D'altra parte penso che alla fine uno si stancherà e vorrà vedere storie che ci facciano evadere da questo contesto".

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