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NOTIZIE 18 MAGGIO 2022

"Esterno notte" nei cinema, Gifuni: memoria storica è importante

Cannes (Francia), 18 mag. (askanews) - Dopo la prima al festival di Cannes arriva dal 18 maggio nei cinema la prima parte di "Esterno notte", in cui Marco Bellocchio racconta il sequestro di Aldo Moro e i cinquantacinque giorni in cui lo statista rimase nelle mani delle Brigate Rosse. La seconda parte sarà nelle sale il 9 giugno, mentre in autunno andrà in onda in forma seriale, in sei puntate, su Rai1. Fabrizio Gifuni interpreta il Presidente della Democrazia Cristiana, che in quei giorni non smise mai di scrivere le sue lettere, mentre nel Paese si alternavano speranze, paure, trattative, fallimenti, buone intenzioni e cattive azioni.

Fabrizio Gifuni racconta: "C'è una storia personale, c'è una vicenda umana, perché dietro queste vicende di grandi uomini storici c'è innanzitutto una grande vicenda umana. Moro scrisse ininterrottamente a partire dal decimo giorno, sempre, tutti i giorni, di giorno, di notte. Quello che colpisce sono tante cose, è la storia di un grande tradimento, la storia di un uomo che si sente profondamente tradito da quella seconda famiglia che aveva creato. In quei 55 giorni vediamo anche un uomo schiacciato dal peso della solitudine".

In "Esterno notte" Bellocchio fa emergere oltre alla drammatica vicenda umana di Moro anche i protagonisti coinvolti a vario titolo nel sequestro: la famiglia, i politici, i preti, il Papa, le forze dell'ordine, i servizi segreti, i brigatisti in libertà e in galera, gli infiltrati, persino i mafiosi. Chi cercava di salvarlo e chi faceva finta di salvarlo, boicottando apertamente o segretamente ogni trattativa.

Gifuni spiega perché, secondo lui, è importante che attraverso il cinema si racconti ancora quella vicenda: "Penso che sia importante perché questo Paese si è piegato si è piegato, credo troppo facilmente, a quello che ci è stato detto con una certa ossessività negli ultimi decenni, cioè che la memoria storica di questo Paese è una cosa di cui si può fare a meno.

La vicenda di Moro, in particolare, è una vicenda che ha cambiato radicalmente il corso dell'indirizzo della nostra storia, quindi ripercorrerla a più di 40 anni di distanza non soltanto con le lenti degli storici ma anche da un punto di vista collettivo credo che sia una cosa straordinariamente importante".

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