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Faceva proseliti in cella, arrestato tunisino con bandiera Isis

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10 GENNAIO 2017

Roma, (askanews) - Faceva proselitismo, anche in modo violento, tentando di radicalizzare i compagni di cella e ha piu' volte detto di volersi trasferire in Siria per combattere con l'Isis: sono le accuse rivolte contro un tunisino di 32 anni, Hmidi Saber, detenuto a Rebibbia per reati minori, e destinatario di un provvedimento di custodia cautelare con l'accusa di terrorismo.

Mauro Fabozzi, capo della Squadra Mobile di Roma, nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato: 'Per la prima volta abbiamo trovato un oggetto, un testimone, di un'appartenenza a un gruppo terroristico, quale puo' essere un vessillo originale che la persona deteneva in casa'.

Da una perquisizione nella sua abitazione, oltre a una trentina di cellulari e pc, bottino di vari furti, sono spuntate fuori armi, pallottole e una bandiera del gruppo salafita Ansar Al-Sharia, fiancheggiatore dell'Isis.

Le analisi sui computer trovati nella sua casa, inoltre, hanno rivelato la presenza di video di combattenti dell'Isis.

Saber, in Italia dal 2011, sposato con una italiana e padre di una bambina, era stato arrestato nel 2014 con l accusa di tentato omicidio, ricettazione, porto abusivo di arma da fuoco, lesioni, violenza e resistenza a pubblico uffciale.

Dopo il ritrovamento della bandiera, il monitoraggio continuo dell'uomo.

In carcere minacciatva di tagliare la testa agli altri detenuti, di fede religiosa diversa o che non volevano convertirsi'.

Augusto Zaccariello, comandante del nucleo investigativo della polizia penitenziaria: 'Cercava e ha cercato ed e' riuscito in alcuni casi a radicalizzare altri detenuti.

Questo con l'obiettivo poi, una volta scarcerati, di farli andare nei teatri di combattimento'.

Per Fabozzi l'allerta resta massima: 'Allarmi specifici non ne abbiamo mai avuti, siamo pero' ben consapevoli che il nostro e' un paese ad alto rischio'.

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