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Festivaletteratura, indietro non si torna, il passato non c'è più

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10 SETTEMBRE 2020

Mantova, 10 set. (askanews) - E' un Festivaletteratura figlio dell'emergenza, quello che va in scena a Mantova in questa tarda e strana estate del 2020, primo anno dell'era del Covid. Ma quella che si racconta per le vie della città lombarda è anche e soprattutto la storia di come si possa usare la situazione eccezionale per rinnovarsi, per cambiare pelle e affrontare meglio le sfide del futuro. E anche se le acque dei laghi del Mincio continuano a scorrere con la stessa lentezza di sempre davanti al metafisico castello dei Gonzaga, intorno molte cose sono cambiate, in primo luogo nella testa degli organizzatori del festival, come Marzia Malerba Corraini.

"A un certo punto - ha raccontato ad askanews - c'è stata proprio una riunione tra noi via Web nella quale abbiamo detto: fermi tutti, noi stiamo cercando di andare avanti su una cosa che non esiste più, ma non solo sul festival, ma su un mondo che non esiste più. Come sarà questo mondo non lo sappiamo, e allora abbiamo pensato al progetto Profezie, per chiedere a persone che stimiamo e che hanno competenze in certe materie di dire quello che loro pensano del futuro rispetto alla propria materia. E anche noi non sappiamo cosa diranno e saremo sotto il balcone di Palazzo Ducale a capire cosa ci diranno questi personaggi".

Questa incertezza e questa necessità di battere nuove strade, senza avere alcuna garanzia sui risultati, sembrano oggi una delle cose migliori che il festival, e più in generale la cultura, possa augurarsi, perché ci obbliga a ribaltare il tavolo, ad abbandonare certezze acquisite nel corso degli anni (a partire dai numeri del pubblico, un indicatore che vale, ma non esaurisce mai il senso di una manifestazione come quella mantovana) e ci chiama a pensare in maniera diversa. Il che, di solito, consente di fare salti evolutivi in avanti. "Siamo riusciti - ha aggiunto la storica organizzatrice ed editrice mantovana - a inventare anche modalità diverse, come Piazza Balcone, le Profezie o il Furgone. Il lavoro che abbiamo fatto quest'anno servirà per gli anni futuri: non può più tornare il festival di prima".

Ecco, pure con un pizzico di nostalgia per le code e le folle esultanti per una Margaret Atwood o un Roberto Saviano, il Festivaletteratura 2020 si è messo di fronte alla necessità di cambiare, prima per se stesso e solo poi per via della pandemia. Come dire, non c'è da vagheggiare un ritorno alla "vita di prima", perché, come ci siamo detti tante volte durante il lockdown, la vita di prima era parte del problema. E continuare a ricordarselo è piuttosto importante.

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