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Francia divisa sulla 16enne minacciata dopo il j'accuse all'Islam

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01 FEBBRAIO 2020

Roma, 1 feb. (askanews) - La Francia si spacca sul limite tra lecito e non lecito nel criticare, anche violentemente, una religione in uno stato laico. A innescare questo dibattito, che scuote alla radice l'Esagono, è una ragazza di 16 anni dai capelli tinti di viola e le lentiggini: Mila.

I fatti iniziano il 20 gennaio. Mila appare in diretta sul suo profilo Instagram e diventa oggetto delle avance insistenti di un uomo. Lei chiarisce di essere omosessuale, sperando che la cosa si chiuda lì, ma la reazione dell'uomo è fatta di insulti omofobi e di accuse di islamofobia. A quel punto Mila risponde a sua volta con un nuovo video. "Io detesto la religione. Il Corano è una religione di odio.... l'Islam è merda, la vostra religione è merda", dice nel filmato, poi rimosso.

Inizia così la caccia virtuale nei suoi confronti. Centinaia di utenti, su tutte le piattaforme social, prendono a insultarla, a minacciarla di stupro e di morte. Vengono pubblicati, a dispetto del fatto che si tratta di una minorenne, il suo nome, il suo indirizzo. E deve ritirarsi anche da scuola, per il momento, continuando le lezioni a distanza. Di fatto, si deve nascondere.

In pochi giorni la giustizia si muove. Vengono aperte due inchieste. Una su sua denuncia per le minacce e la diffusione dei dati, contro ignoti. L'altra contro di lei per "provocazione all'odio religioso". Ma quest'ultima viene rapidamente archiviata.

D'altro canto parte anche un movimento, nei social, a sostegno della ragazza. Attraverso l'hashtag #JesuisMila si esprimono le posizioni di internauti che si identificano nella posizione presa da Mila rispetto alla religione, altri che deprecano le provocazioni sessiste e omofobe che hanno suscitato la sua reazione, altri ancora che evidenziano la violenza verbale e di genere di cui Mila è stata oggetto.

La questione, però, è ormai diventata una di quelle su cui l'opinione pubblica, gli intellettuali, i gruppi politici si dividono.

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