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CURIOSITÀ 30 APRILE 2021

Gatti nell’antico Egitto, la verità sul macabro culto

Stando ad uno studio, nessun dubbio: il popolo egizio aveva una vera e propria ossessione per i gatti, al punto da venerarli in modo incredibilmente macabro…

 

Alcuni ricercatori della Swansea University (Regno Unito) hanno ritrovato un gattino, mummificato, in una tomba; una scoperta resa ancora più sconcertante da alcuni studi precedenti, secondo i quali, all’epoca, erano nati allevamenti felini con lo scopo di fornire cuccioli da sacrificare per motivazioni religiose. Si sa, i gatti erano considerati dal popolo dell’antico Egitto “divini”. Basta pensare a Bast, dea della guerra nel Basso Egitto, rappresentata con le fattezze di gatta.

 

Ma non solo statue votive con sembianze feline: stando ai ritrovamenti, cuccioli sarebbero stati uccisi appositamente per diventare mummie, da porre, in modo benaugurale, nelle tombe dei ricchi. Come nel 2011 ha riportato la BBC, secondo il Museo Nazionale di Storia Naturale dello Smithsonian Institution di Washington DC esisteva un’antica industria egiziana della mummificazione animale, grande al punto da mettere a rischio d’estinzione alcune specie.

 

Purtroppo, lo confermerebbe anche l’ultimo ritrovamento, datato agosto 2020: gli scienziati, grazie a scansioni 3D ad altissima risoluzione, sono riusciti a fornire incredibili dettagli sulla morte dei piccoli animali, risalenti a più di 2000 anni fa; fra questi, persino un gatto di appena 5 mesi, con il collo spezzato, probabilmente, di proposito. La stima, raccapricciante, conta fino a 70 milioni di pets mummificati. I risultati dello studio sono stati pubblicati su “Scientific Reports”, del gruppo Nature.

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