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Gli innumerevoli sensi che nascono dai pensieri degli artisti

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04 AGOSTO 2020

Lucca, 4 ago. (askanews) - A volte può capitare di pensare che una ex chiesa nel centro di una delle città che fanno il tessuto storico dell'Italia possa non essere il posto adatto per ospitare una mostra collettiva di arte contemporanea, specie se si tratta di artisti che hanno una forte componente di intensità e corporeità nel loro lavoro. Ma in realtà il modo in cui si entra in quella che era la Chiesa di San Matteo a Lucca e che da anni ospita la Prometeo Gallery di Ida Pisani e ci si mette di fronte alla mostra "A volte penso che...", è così naturale da fugare ogni dubbio. E ci si trova a scoprire un'esposizione nella quale i pensieri degli artisti, chiamati a completare la frase del titolo, interagiscono con le opere che hanno scelto di esporre, in un dialogo che, spiegano dalla galleria, riporta in primo piano l'interpretazione, "che non lascia dietro di sé un senso, ma innumerevoli sensi".

Così, nell'abside ci si imbatte nell'ultimo lavoro di Santiago Sierra, uno degli artisti rilevanti del nostro tempo, che documenta il numero di persone che a Madrid si mettevano in fila per ricevere aiuti, nei mesi di maggio e giugno del 2020. Dettaglio temporale, questo, che innesca un'ulteriore dimensione del lavoro, una sua presenza dentro la struttura stessa dell'appercezione temporale. Sensazioni che ritornano anche di fronte alle opere di un'altra grande protagonista della scena internazionale come Regina Josè Galindo, che ha documentato il suo vivere la quarantena immergendosi letteralmente nel giardino di casa. "A volte penso che morire non vale la pena - scrive Galindo nei suoi pensieri per la mostra - A volte penso che la vita sta da un'altra parte. A volte penso che devi continuare a ballare". Anche qui, il presente, il nostro presente.

Nella chiesa si trovano video, come quello di Filippo Berta che ragiona sulla forza dei simboli e degli idoli, intransigenti e in eterno conflitto con "l'irregolarità imprevedibile degli esseri umani" o quello di Carlos Martiel sull'invisibilità sociale dell'uomo "Basamento". Ma poi c'è anche la pittura, quella quotidiana e misteriosamente politica di Iva Lulashi, e quella così fortemente consapevole di se stessa di Rosanna Rossi. Poi fotografie, installazioni, arazzi, sculture. Perché i pensieri sono molteplici quanto le manifestazioni artistiche che li affiancano, tra le quali non manca, con Ruben Montini, anche la performance dal vivo.

E, se mai ce ne fosse bisogno, se proprio volessimo cercare un "senso" ultimo della mostra potremmo forse incontrarlo nelle sanguisughe che si muovono sul corpo di Maria Evelia Marmolejo oppure nei fluidi biologici che sono elemento centrale della pratica di Zhera Dogan, l'artista e giornalista turca che con questa mostra entra nella squadra di Ida Pisani.

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