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I mondi ancestrali e ironici di Sari Ember in Galleria Campari

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30 MAGGIO 2018

Sesto San Giovanni (askanews) - Una sinergia che funziona tra diversi attori del sistema dell'arte: nella Galleria Campari di Sesto San Giovanni è aperta al pubblico la prima mostra personale in Italia dell'artista ungherese Sari Ember, vincitrice del Campari Art Prize, realizzato in collaborazione con la fiera torinese Artissima. E ora, nel museo aziendale alle porte di Milano, Sari presenta i propri lavori in una esposizione intitolata "Since our stories all sound alike".

"Io sono interessata agli oggetti - ci ha detto l'artista classe 1985 - e ho usato materiali che, su scala diversa, sono molto comuni. Le ceramiche le troviamo nelle nostre case, il marmo invece rimanda ai musei. E il titolo della mostra vuole sottolineare che la mia storia personale è simile a quella di molte altre persone, perché è solo una storia umana".

In mostra sculture evocative, ispirate a magia e rituali, ma declinate, oltre che in una dimensione site specific legata al museo della Campari, anche in un dialogo ironico con la tradizione e, perché no, pure con noi spettatori.

"Uso questi materiali molto seri, che rispetto molto - ha aggiunto Sari Ember -. Ma voglio creare con essi un tipo di umorismo, una specie di scherzo".

La leggerezza, nonostante tutto, quindi. E anche la sensazione, confermata da Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima e curatrice della mostra, che l'esposizione sia la tappa finale di un percorso virtuoso tra ricerca, momento fieristico e sponsorizzazioni.

"E' un bel risultato - ha detto ad askanews - quando i premi e i lavori con i nostri partner non solo portano una sinergia con un brand come Campari, che ha lavorato con nomi importanti come Depero o Munari, ma anche all'idea che dei partner importanti credano nell'arte contemporanea e supportino dei giovani talenti".

Sulla medesima linea d'onda anche il direttore della Galleria Campari, Paolo Cavallo. "Il nome stesso di Galleria Campari - ci ha spiegato - denota questa aspirazione che abbiamo avuto creando questo museo aziendale, ossia non limitarci a esporre le opere dell'archivio storico Campari, quindi pubblicità dedicate al marchio, ma di essere, come abbiamo sempre fatto, promotrici dell'arte e di promuovere artisti giovani, mostrando che c'è una presenza attiva nel mondo culturale e nel mondo dell'arte".

Tra rimandi intimi e suggestioni ancestrali, la mostra di Sari Ember resta aperta fino al 9 settembre.

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