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NOTIZIE 02 LUGLIO 2021

I ribelli del Tigray vincono, ma la tregua sa di crisi umanitaria

Roma, 2 lug. (askanews) - Le forze ribelli del Tigray, nel nord dell'Etiopia, hanno stupito il mondo questa settimana dopo essersi riprese Macallè, capitale della Regione devastata dal conflitto. E' una nuova e complicata fase per la guerra in Etiopia. La "caduta" della capitale del Tigray arriva esattamente 7 mesi dopo che gli stessi combattenti tigrini erano stati cacciati dall'esercito del primo ministro etiope Abiy Ahmed, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2019.

Il governo di Abiy ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale mentre i ribelli tigrini hanno continuato a conquistare altre zone della Regione contesa, la più a Nord dell'Etiopia.

L'analista dell'International Crisis Group, William Davison, sul ritiro delle forze governative:

"Credo che il ritiro sia dovuto a una posizione di debolezza - ha spiegato, sottolineando - Appare molto improbabile che le Forze di Difesa del Tigray accolgano qualsiasi cessate il fuoco regionale, mentre la presenza continua".

Nelle prime settimane di combattimenti, l'esercito federale aveva incontrato poca resistenza ed era entrato in diverse città, tra cui Macallé, spingendo Abiy a dichiarare la vittoria prima della fine del mese. Ma le forze federali non sono mai riuscite a portare a termine gli obiettivi dell'operazione: arrestare e disarmare i leader del Fronte di liberazione del popolo del Tigray.

Le forze tigrine sono riuscite a raggrupparsi, sostenute dalla popolazione locale, a organizzare una vera insurrezione, qualcosa che Abiy stesso ha ammesso in un suo discorso martedì 29 giugno:

"Ovunque dove i nostri soldati vanno non vedono il nemico, vedono semplicemente gente. Se un piccolo gruppo di soldati entra nell'area, vengono attaccati da dietro dalla gente, che cerca di massacrarli con kalashnikov o machete".

I ribelli si sono dati un nuovo nome, le Tigray Defence Force (Tdf), Forze di difesa del Tigray, hanno lanciato una grande controffensiva il mese scorso, in concomitanza con le elezioni nazionali che hanno riconfermato Abiy per un nuovo mandato. Il blitz, chiamato Operation Aula, dal nome di un generale tigrino del 19esimo secolo, è stato un successo e ha mostrato la superiorità sul campo di battaglia delle forze tigrine.

Mentre il conflitto prosegue, la comunità internazionale è preoccupata per la situazione umanitaria nella Regione. Secondo gli Stati Uniti già 900.000 civili si trovano in condizioni di carestia. La Regione è senza elettricità e telecomunicazioni, i voli sono sospesi e molte strade impraticabili.

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