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La bellezza dell'inutile, i Baustelle dentro il contemporaneo

13 GENNAIO 2017

Milano (askanews) - C'e' spesso una frattura al centro delle loro canzoni, ma soprattutto c'e' un senso di intimita' che rende dolce anche cio' che, di primo acchito, potrebbe sembrare amaro.

I Baustelle sono una band che nel panorama italiano si e' affermata con un'identita' per molti versi unica, confermata anche dal nuovo album, che fin dal titolo, 'L'amore e la violenza' (Warner Music), riassume quello che e' un modo di guardare al mondo, direbbe qualcun altro, senza perdere la tenerezza.

Ne' la capacita' di citare David Foster Wallace o scrivere un verso come 'La vita e' tragica pero' e' bellissima essendo inutile'.

'Il vantaggio del fare i mestieri creativi e' quello di dare nobilta' anche a cose che apparentemente non sembrano tali.

Il fare un disco di canzoni, anche di canzoni pop, le cosiddette canzonette, puo' sembrare una cosa facile, ma non lo e' se lo fai con un approccio della cura del dettaglio'.

Lo dice con semplicita', Francesco Bianconi, ma la dichiarazione e' forte, cosi' come forte, anche nel nuovo disco, la presenza di un mondo esterno spesso complesso e talvolta brutale, che pero' le canzoni dei Baustelle sanno ricondurre a una dimensione di intimita', e, ci viene da dire, nel senso della parola caro a uno scrittore come Hanif Kureishi.

Oppure, come ha scritto Alcide Pierantozzi, sanno fissare l'emozione sfuggente del contemporaneo, quel 'presente che non abbiamo vissuto', come ci ha insegnato il filosofo Giorgio Agamben.

'E' difficilissimo - ha spiegato il frontman della band - non so neanche spiegarti come si fa o quali siano le tecniche attraverso le quali si riesce ad avere un risultato.

Noi semplicemente ci proviamo.

Io trovo che sia l'unico modo possibile, dal punto di vista dei testi, per non essere banali.

Quando tu scomponi e butti insieme dei frammenti, ritagliando da giornali molto diversi tra di loro, forse riesci a essere piu' eterno, piu' universale'.

La conseguenza piu' logica di questa scelta e' la possibilita' per il pubblico di riconoscersi e, nel caso di storie come quelle che raccontano i Baustelle, questa identificazione puo' rendere piu' difficile distinguere, come cantano in 'Betty', 'fra il fiorire di una rosa e la decadenza'.

Ma Rachele Bastreghi non soffre la pressione emotiva del pubblico.

'Quando fai un lavoro creativo di questo genere - ci ha detto la cantante - ascolti quello che hai dentro, devi tirare fuori una cosa tua, sincera, pura.

Non vogliamo creare messaggi.

Ovviamente i testi delle canzoni nascono da quello che succede fuori e dentro di te, da emozioni, sentimenti, reazioni alle cose che succedono'.

'La non distinzione tra arte e vita - ha aggiunto Bianconi - e' un vecchio mito che secondo me e' vero, deve un po' essere cosi''.

In queste distinzioni che si sfumano capita poi di poter intuire, per esempio, la valenza profonda di versi come 'l'idiozia di questi anni il Vangelo di Giovanni la mia vera identita''.

Forse non sappiamo bene dove ci porti questa consapevolezza, ma non importa, perche' alla fine, anche in un mondo impazzito in cui perfino il Messia non si sente tanto bene, ci resta una promessa: 'Torneremo a fare l'amore, vedrai'.

Va benissimo cosi'.

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