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SALUTE 29 OTTOBRE 2021

La dieta della pasta

Nel nostro immaginario, la pasta è troppo spesso sinonimo di opulenza: basti pensare a famosissime scene di film con Totò e Alberto Sordi per ritenere che fumanti piatti di spaghetti o maccheroni siano tutto fuorchè adatti per dimagrire. La scienza, per fortuna, ha da tempo sfatato queste convinzioni.

 

Per sentirsi sazi, non c’è niente di meglio che una porzione di pastasciutta: dati alla mano, con un condimento bilanciato, un piatto di pasta, meglio se integrale, apporta solo 400 calorie e aiuta addirittura a bruciare i grassi: i carboidrati a lento rilascio, infatti, conferiscono stabilità al livello di zuccheri nel flusso sanguigno e vengono assorbiti lentamente, non favorendo la formazione di tessuto adiposo, oltre a fornire energia all’organismo con costanza.

 

Per cuocerla a puntino, occorre una pentola con abbondante acqua salata; va scolata al dente e risciacquata con acqua fredda, in modo da abbassarne ulteriormente l’indice glicemico e favorire l’assimilabilità degli amidi; fondamentale condirla con intelligenza, prediligendo il classico aglio, olio e peperoncino, notoriamente ideali per bruciare lipidi, oppure optare per verdure saltate, erbe aromatiche e spezie.

 

Gli scienziati, inoltre, hanno dimostrato che l’idea che mangiare carboidrati derivanti dalla pasta a cena faccia ingrassare sia profondamente sbagliata: al contrario, una porzione serale di penne, spaghetti o altri formati integrali contrasta la produzione del cortisolo, l’ormone dello stress che promuove l’aumento di peso e favorisce il rilascio di melatonina e serotonina, aiutando a dormire meglio.

 

A cura di Luana Trumino, editor specializzata in salute&benessere

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