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SALUTE 21 DICEMBRE 2020

La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

Dimenticate il Bianconiglio, la Regina di Cuori e lo Stregatto. Ecco cos’è, nella realtà, la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie.

 

 

 

Chi ne soffre ha una percezione di sé e del mondo circostante simile a quella di Alice, la fantasiosa protagonista del famoso racconto di Lewis Carroll, diventato poi nel 1951 un classico d’animazione targato Walt Disney. Immaginate di accorgervi improvvisamente che i vostri piedi si stanno ingrandendo o che le vostre braccia si stanno allungando a dismisura, mentre gli oggetti attorno a voi si stanno via via rimpicciolendo; i soggetti che ne soffrono si trovano ad affrontare percezioni simili.

 

 

 

La sindrome di Alice è classificata come disturbo neurologico, che colpisce la percezione visiva e che può essere temporaneo, in particolar modo se associato ad emicrania, crisi epilettiche o utilizzo di stupefacenti. Secondo gli esperti, colpisce soprattutto i bambini, senza cause apparenti.

 

 

 

Chiamata anche Sindrome di Todd, dal nome dello psichiatra che la descrisse nel 1955, è piuttosto rara, tant’è che ad oggi non ci sono ancora studi scientifici esaustivi o cure precise. I pazienti, infatti, generalmente mantengono i sintomi sino a quando raggiungono l’adolescenza; dopodiché, il problema si affievolisce, fino a scomparire. Stando ad uno studio pubblicato nel 2014, sulla rivista “Pediatric Neurology”, l’età media della diagnosi è di 8 anni e fra i sintomi più comuni vengono riscontrati micropsia (ovvero percezione distorta della grandezza di oggetti e parti del corpo) e telopsia (cioè distanze alterate).

 

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