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L'arte contemporanea in Medio Oriente: una Tempesta a Milano

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09 APRILE 2018

Milano (askanews) - L'arte contemporanea in Medio Oriente e Nord Africa è viva e calata nel dibattito internazionale sulle idee. Una conferma, per chi ne avesse bisogno, arriva anche dalla mostra "Una Tempesta dal Paradiso", inaugurata alla Galleria d'Arte Moderna di Milano come ultima tappa della ricognizione globale sull'arte di oggi condotta dal museo Solomon Guggenheim di New York insieme a UBS. All'inaugurazione, accanto al sindaco di Milano Giuseppe Sala, anche Richard Armstrong, direttore del museo newyorchese e della Fondazione Guggenheim.

"Circa nove anni fa - ha detto in conferenza stampa - ci siamo resi conto che benché ci definissimo globali, eravamo essenzialmente un museo sul Nord America e l'Europa. E questa era una colpa".

Per rimediare è nato il progetto MAP con la banca svizzera, che oggi si concentra sull'arte che arriva da alcune delle aree più calde del pianeta. La curatrice Sara Raza.

"Il Medio Oriente - ci ha spiegato - è una regione molto politica, ma è anche l'area dalla quale sono venute la filosofia, la scienza, la matematica. Questo non è un progetto nostalgico, e non possiamo dire che certi lavori non sono politici, ma non è politica con la P maiuscola".

Nelle sale neoclassiche della GAM i lavori degli artisti dialogano anche con gli spazi, con una forte presenza di concettuale, nella città di cous cous di Kader Attia che ha voluto denunciare il colonialismo anche delle idee da parte pure di architetti grandissimi come Le Corbusier, ma anche nel "Corrimano di banca" di Hassan Khan, sospeso nel vuoto eppure così potente. L'effetto, voluto, è dunque quello di una "sospensione della realtà", o comunque di una messa in discussione della sua interpretazione ordinaria.

"La realtà contemporanea - ha aggiunto Sara Raza - non è necessariamente piacevole, e questa è una fotografia complessa. Ma qui viene prodotta dagli artisti e presentata, con una dichiarata strategia curatoriale, in un modo molto poetico".

Tra le opere più intense anche il lavoro del 1997 dell'artista turca Gulsun Karamustafa intitolato "Crea la tua storia con il materiale fornito".

"E' stato molto difficile per me realizzare quest'opera - ci ha spiegato -. Soprattutto quando ho deciso di usare una piccola giacca che è l'indumento che i bambini indossano appena nati, quello che per primo tocca la loro pelle. Legarli insieme e chiudere ogni apertura con del filo nero è stato macabro e io mi sentivo nello stesso modo ripensando alle guerre e alle violenze sui bambini. E la tragedia sta continuando a crescere".

Il titolo della mostra, che ben si adatta al messaggio veicolato dai curatori, nasce anch'esso da un'opera esposta, una serie di interventi dell'iraniano Rokni Haerizadeh su immagini riprese dal presente estremo, ma riempite di animali fantastici della mitologia persiana.

Forse uno dei segreti di questa mostra, e di tutto il modo di creare anche in condizioni difficili, è proprio questa capacità di annullare le distanze di tempo e di cultura e, in tal modo, arrivare, appunto, all'arte.

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