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L'arte intorno al suono: la terza edizione di PERFORMING PAC

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20 LUGLIO 2020

Milano, 18 lug. (askanews) - E' il suono il protagonista della terza edizione di PERFORMING PAC, la rassegna annuale del Padiglione di arte contemporanea di Milano che unisce gli studi specialistici con l'apertura di una mostra al pubblico. E nell'esposizione a fare da tramite con il suono - il titolo della rassegna 2020 è "Made of Sound" - è spesso il video: si parte da un omaggio all'icona dell'arte multimediale Laurie Anderson per arrivare a un film di Jeremy Deller dedicato ai Depeche Mode, oppure dall'indagine del duo italiano Invernomuto sulle culture giovanili suburbane d'Europa per arrivare alla memoria sonora di Marie Cérisier, rappresentata dall'installazione di una pila di cd nel parterre del museo milanese.

Colpisce, anche per l'unione di diverse pratiche, il lavoro di Pamela Diamante, uno dei nomi più interessanti sulla scena italiana contemporanea. In mostra la sua opera "Generare corpi celesti - Esercizi Di Stile". "E' un progetto - ha spiegato l'artista ad askanews - che indaga la figura dell'uomo antropocentrico in relazione all'idea di alcune aziende di usare il cielo come se fosse un immenso cartellone pubblicitario, poiché alcune compagnie puntano a mandare in orbita un display per trasmettere dal cielo i loghi della pubblicità. Quindi in questa alterità mostruosa, questo futuro distopico sarebbe come divenire ciechi dinnanzi all'infinito e perdere quel rapporto con il sublime che si può avere nell'osservare un cielo stellato". Per questo Diamante ha chiesto a due persone, una cieca dalla nascita e una che ha perso la vista a causa di una malattia, di immaginare, nel primo caso, e ricordare, nel secondo, la propria rappresentazione del cielo stellato. Con Antonio, il non vedente, sono nate due grandi tele gestuali; le parole di Paolo, l'ipovedente, sono invece state trasformate in musica dal compositore Malasomma. E tutti questi elementi insieme, su più livelli, contribuiscono a formare il pezzo di Pamela Diamante.

L'impressione complessiva che si ricava girando per il PAC è quella di un luogo di cultura che cerca di non fermarsi, che crede nella ricerca, ma anche nella relazione diretta con il suo pubblico, e si confronta con la tecnologia onnipresente, forse il segno distintivo più evidente di ciò che chiamiamo il presente.

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