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CURIOSITÀ 29 MAGGIO 2022

Le origini dell’epilazione: una pratica che arriva da lontano

La lotta ai peli superflui è una battaglia che parte da lontano. I peli superflui sono sempre stati al centro di molte discussioni nei secoli, per anni sono stati il simbolo di una battaglia politica e nei tempi antichi un indicatore di classe sociale. Ma come nasce l’epilazione e che ruolo ha avuto nei secoli? 

L’epilazione nei secoli

L’epilazione non è una pratica moderna, ma bensì un’operazione che viene svolta da secoli. Fin dall’età della pietra l’epilazione era una pratica comune, ma non per estetica bensì per sopravvivenza. Radersi barba e capelli significava avere una possibilità in più di non essere afferrato dall’avversario. Inoltre, depilarsi significava non rischiare che l’acqua si congelasse sui peli. Purtroppo all’età della pietra le tecniche di depilazione erano rudimentali e dolorose, infatti, le “lamette” preistoriche erano formate da semplici pietre scolpite. La temutissima ceretta è un’invenzione che risale alla raffinatissima popolazione egizia. Le donne dell’epoca erano solite depilarsi completamente perché il corpo liscio era simbolo di purezza e bellezza. La ceretta dell’epoca era composta principalmente da una miscela di cera d’api e resina. Anche gli uomini erano soliti a rasarsi completamente la barba e i capelli. La ceretta ha in seguito raggiunto anche l’Impero Romano e la popolazione greca. In queste due popolazione sia uomini che donne erano soliti a depilarsi: le donne per ragioni puramente estetiche mente gli uomini – perlopiù atleti – per gareggiare meglio.

La ceretta durante l’Impero Romano e in Grecia era diventata un indicatore sociale, infatti, solo le classi sociali più alte ne facevano uso. Avere i peli a quei tempi significava appartenere ad una classe sociale bassa. Tra le tecniche più antiche tutt’ora utilizzate c’è il “filo”, pratica di origine araba particolarmente precisa per scolpire le sopracciglia. In Oriente, invece, le donne si depilavano strofinandosi la pelle del pescecane essiccata.

Nel medioevo la pratica era ormai ampiamente diffusa, tanto che si utilizzava anche a fini igienici per non contrarre le piattole. La regina Elisabetta I è stata la prima a portare la depilazione facciale come simbolo di bellezza. Il nuovo canone di bellezza prevedeva l’asportazione delle sopracciglia e la rasatura dell’attaccatura dei capelli un po’ più indietro, così da dare l’illusione di avere una fronte più grande e un viso allungato. 

Il XVIII secolo ha inaugurato un nuovo strumento alla lotta al pelo superfluo, il rasoio. L’invenzione di Jean-Jacques Perret prevedeva una protezione in legno della lama, che contribuì a diminuire i rischio di tagli durante la rasatura. Nel 1915 il signor Gillette ha presentato il primo rasoio da donna. Durante la seconda guerra mondiale, quando le calze di nylon erano introvabili, le donne, che avevano le gambe scoperte, hanno iniziato a depilarsi con regolarità.

Nella seconda metà del Novecento, invece, le riviste di moda hanno cambiato la percezione dei canoni estetici promuovendo la totale rimozione dei peli superflui. Negli anni ’70 il pelo al “naturale” era diventato anche il simbolo della lotta femminista. Nel XXI secolo i peli non hanno più queste connotazioni e donne e uomini sono liberi di esprimersi e fare dei loro peli ciò che vogliono. 

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