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CURIOSITÀ 12 MAGGIO 2022

Leonarda Cianciulli, la terribile saponificatrice

Ecco l’inquietante storia della signora Cianciulli, la serial killer italiana più famosa del ‘900 passata alla storia come “la terribile saponificatrice”.

 

Tutto inizia nel paese di Montella, in provincia di Avellino, Campania, dove Leonarda venne alla luce nel 1894. Trasferitasi a Correggio col marito, impiegato del catasto, diede il via, benvoluta da tutti, ad una fiorente attività di commercio. Un primo aspetto inquietante della vita di Leonarda riguarda la madre: la donna, contrario al matrimonio della figlia, arrivò a maledirla, augurandole la morte della prole; un augurio che trovò in qualche modo conferma nella predizione di una zingara. Incredibilmente, Leonarda perse 13 bambini, 3 per aborto spontaneo e 10 in fasce.

 

Sopraffatta dal timore delle maledizioni, si rivolse allora ad una strega che, si dice, con un intervento “magico” l’aiutò a diventare madre di 4 figli. Fu il principio della fine: una notte a Leonarda apparve in sogno la madre defunta, che le disse di darsi a sacrifici umani per proteggere i figli dalla malasorte. Cominciò così l’attività criminale di Leonarda: fra il 1938 e il 1940 compì 3 omicidi, adescando in casa donne sole e non più giovani, con la falsa promessa di una vita tranquilla per loro.

 

Prima vittima fu Faustina Setti, settant’anni, assassinata a colpi d’ascia e sciolta nella soda caustica. Sorte simile toccò a Francesca Soavi e al soprano Virginia Cacioppo. Nelle sue memorie Leonarda scrisse che, da quest’ultimo orrendo omicidio, grazie all’aggiunta di una boccetta di colonia, vennero fuori saponette cremose. Una storia allucinante, a cui contribuì a mettere un punto Albertina Fanti, cognata della Cacioppo e prima a denunciare la scomparsa della parente.

 

Le indagini condussero alla Cianciulli. La difesa, in fase di processo, puntò sull’infermità mentale di Leonarda, sostenuta dal memoriale dell’imputata. La donna venne condannata a 30 anni di prigione, anche se in realtà passò tutto il resto della vita nel manicomio di Pozzuoli, città in cui morì il 15 Ottobre 1970. Una curiosità: gli strumenti dei suoi efferati delitti sono tuttora conservati al Museo Criminologico di Roma.

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