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Mattotti e il New Yorker: immagini con dentro tutto me stesso

05 SETTEMBRE 2019

Mantova, 5 set. (askanews) - Uno dei più importanti illustratori del mondo e la rivista per eccellenza. A Mantova, nella Casa di Rigoletto, sono esposte le copertine che Lorenzo Mattotti ha realizzato nel corso della sua lunga carriera per il New Yorker: un viaggio visuale dentro le mitologie che sono alla base della comunicazione attraverso le immagini, oltre che un percorso affascinante nel lavoro di un artista che fa della consapevolezza uno dei suoi punti di riferimento.

"E' importante - ha detto Mattotti ad askanews - mettere nelle opere che facciamo tutta la nostra storia, tutto il nostro sapere e le nostre conoscenze. Per avere una sorta di fiducia che l'immagine possa passare agli altri. Se di partenza non c'è questo credo si sia già perso, si riempie il mondo di immagini inutili".

La mostra è curata da Melania Gazzotti e raccoglie i 32 pastelli originali realizzati per le copertine del New Yorker, oltre che altri disegni commissionati dalla rivista americana per corredare degli articoli. Ma è la copertina, come luogo fisico e cruciale, ad attirare più attenzione, ovviamente, e allora abbiamo chiesto a Mattotti che cosa significa per un illustratore affrontare una copertina così rilevante a livello globale.

"Significa - ci ha risposto - concentrarsi sull'efficacia, sulla forza, sulla concentrazione della copertina. E' qualcosa che passando per la strada si deve vedere, deve attirare l'occhio, deve subito scattare un meccanismo di riconoscimento. Per me è questo, quando devo fare una copertina di un giornale importante".

La mostra "Covers for The New Yorker", realizzata con il sostegno del Comune di Mantova e aperta nei giorni di Festivaletteratura, può anche essere letta come una sorta di riassunto della carriera di Mattotti, oltre che un'occasione per lo stesso illustratore di riguardare una parte del proprio percorso.

"Le vedo come un lavoro fatto bene - ha commentato l'artista - mi capita spesso di pensare al mio lavoro passato e controllo se è stato fatto bene oppure no. Mi sembra che la più parte delle copertine lo siano, poi ce ne sono anche di meno forti, ma ce ne sono certe che rimangono nell'immaginario collettivo e allora ti metti anche a riflettere sul perché alcune vengano ricordate e altre no".

Con anche la presenza di schizzi e lavori inediti, la mostra di Mattotti resta aperta al pubblico fino al 27 ottobre.

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