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BUONO A SAPERSI 26 GIUGNO 2020

Meduse, ricci e pesci pericolosi: cosa fare

Per molti italiani, l’arrivo dell’estate è sinonimo di relax e divertimento in riva al mare: un eventuale incontro ravvicinato con creature marine velenose, però, può anche rovinarci le vacanze, soprattutto se non sappiamo come comportarci.

Meduse, ricci e pesci pericolosi: cosa fare

Fortunatamente, nelle acque del Mediterraneo non vivono specie tanto pericolose da mettere a repentaglio la nostra vita, ma in caso di soggiorni in mete esotiche, non bisogna assolutamente sottovalutare i rischi di fare il bagno in mare, soprattutto se lontano dalla riva. Le meduse “nostrane”, se non del tutto innocue, possono al massimo rivelarsi irritanti: il contatto con i filamenti urticanti dei tentacoli, però, è piuttosto doloroso, e in alcuni casi lascia un’impronta sulla pelle o provoca la comparsa di rigonfiamenti pruriginosi. Normalmente, dopo una mezz’ora il bruciore si attenua lasciando il posto al prurito, ma non è escluso che nelle settimane seguenti possano manifestarsi arrossamenti della cute che non sempre pensiamo di ricondurre all’incontro con l’animale gelatinoso. Per limitare il fastidio, - contrariamente a quanto si possa pensare -, è inutile trattare la zona colpita con ammoniaca, alcool o aceto e bisogna evitare di grattarsi o sfregare la cute già infiammata con sabbia o pietrisco, per non peggiorare le cose: è importante uscire subito dal mare e sciacquare la pelle con l’acqua salata, in modo da eliminare eventuali porzioni di tentacoli rimaste attaccate e, contemporaneamente, diluire la tossina prima che penetri nell’epidermide. Non ci sono antidoti contro il veleno delle meduse e l’unica cosa opportuna da fare dopo aver ripulito le lesioni, è disinfettarle con il bicarbonato. È necessario recarsi in pronto soccorso, invece, se si impallidisce, si suda, se la reazione della pelle si diffonde o se si sviene. Camminando sul bagnasciuga o sui fondali sabbiosi, si può invece finire con i piedi sull’aculeo velenoso della tracina, un pesce la cui puntura non è letale per l’uomo, ma causa gonfiore accentuato e, in rari casi, un dolore così intenso da far perdere i sensi. Siccome la sua tossina si degrada con le alte temperature, la cosa migliore da fare è tenere la zona colpita immersa in acqua molto calda per almeno un’ora e poi disinfettare la ferita con acqua ossigenata: se dovessero insorgere difficoltà di movimento dell’arto, tachicardia, nausea o dispnea, è indispensabile farsi visitare in ospedale. Tra gli scogli, infine, è frequente rimanere feriti dagli aculei dei ricci di mare, che di solito rimangono conficcati nella pelle provocando dolore: dopo aver accuratamente pulito e disinfettato le zone colpite per evitare la formazione di granulomi sottopelle, bisogna estrarre con cautela tutte le spine con l’aiuto di una pinzetta o di un ago opportunamente sterilizzati.

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