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Miart 2018: arte, polifonia e cultura dialogano con il business

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12 APRILE 2018

Milano (askanews) - Una ventitreesima edizione che pensa in grande e, soprattutto, lo fa con apertura mentale. Quella che serve per pensare una fiera sempre più inserita nello scenario del contemporaneo che conta senza, al tempo stesso, perdere di vista la componente economica vitale per il format. miart 2018 si è inaugurata in Fieramilanocity e a guidarla, come direttore artistico, c'è ancora Alessandro Rabottini.

"miart - ha detto ad askanews - è pensata come una fiera che io amo molto definire polifonica, nel senso che accoglie tante voci, tutte queste voci rappresentano diversi aspetti del sistema dell'arte. Io infatti dico sempre che ci sono tanti mondi dell'arte. Questa polifonia, che noi abbiamo cercato di sintetizzare con lo slogan di quest'anno che è 'Il presente ha molte storie', secondo me è la caratteristica di miart. Perché quello che noi cerchiamo di fare è dare un palco di presentazione a tante cose che sono tra loro diverse, che portano dei pubblici diversi, e che però cerchiamo di mettere in comunicazione tra di loro".

184 le gallerie presenti, da 19 Paesi e con una qualità sempre più alta dell'offerta culturale. Oltre 60 tra curatori, direttori di museo e figure di spicco del sistema dell'arte sono stati coinvolti, per dare vita a tre giornate di confronto a tutto campo. Nel contesto poi della Art week di Milano, di cui miart è in qualche modo l'evento clou.

Fabrizio Curci, amministratore delegato di Fiera Milano: "Tante di queste cose - ci ha spiegato - si possono fare perché siamo a Milano, una città che conosciamo tutti, una città che fa da traino non solo per l'Italia, una città in grande spolvero e grande crescita, culturalmente attiva, vivace, quindi il mettere insieme queste cose è anche un dovere che noi abbiamo. Certo cerchiamo di far fare business, perché è la motivazione dell'esistenza di Fiera Milano, però c'è la possibilità, e questa è la dimostrazione, di mettere insieme il business e la cultura".

"Questo eclettismo e questa fertile contaminazione di cose - gli ha fatto eco Rabottini - rappresentano anche molto l'identità di Milano, una città molto poliedrica che con la sua cultura visiva intrattiene proprio un rapporto dinamico".

Per realizzare l'ambizioso obiettivo di coniugare gli affari e la cultura - forse il vero soft power del presente - miart, che quest'anno si avvale per la prima volta della partnership con Intesa Sanpaolo, ha scelto anche di darsi la forma di una piattaforma culturale, con i suoi tradizionali premi e il fondo di acquisizioni da 100mila euro, ma anche con la proposta di un'idea di eventi fieristici sempre più "consapevoli", fortemente sostenuta da Fiera Milano e da Curci in particolare.

"Credo che sia una buona sintesi - ha concluso l'ad - delle capacità di generare manifestazioni che guardano al business, ma che cercano di fare cultura intorno ai settori a cui si riferiscono".

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