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CURIOSITÀ 10 MAGGIO 2021

Neanderthal al Circeo: la scoperta incredibile

Ottant’anni fa fu scoperta la Grotta Guattari a San Felice Circeo, in provincia di Latina, e oggi nell’antro naturale è stato fatto un grandissimo ritrovamento, reperti storici per lo studio dell’uomo di Neanderthal. Sono infatti stati rinvenuti, i resti di nove ominidi, otto dei quali sarebbero vissuti tra i 50 mila e i 68 mila anni fa, e uno tra i 90 mila e 100 mila anni fa. La ricerca guidata dalla Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, ha permesso di continuare e analizzare in modo sempre più specifico lo studio del Neanderthal, vissuto nel paleolitico medio, e che a differenza dell’homo sapiens, è scomparso in breve tempo. La Grotta Guattari si è rivelata uno degli epicentri di maggior interesse per questo studio, visto che il sito aveva già donato in passato agli archeologi altri due primati.

“Con questa campagna di scavo abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”, ha spiegato Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della Soprintendenza archeologica.

La Grotta

La grotta Guattari è stata scoperta casualmente nel 1939 e deve la sua eccezionalità ad un crollo che circa 60 mila anni fa l’ha sepolta, sigillandone l’apertura e facendo si che le cose si conservassero nel tempo. Ad oggi la grotta è quindi una sorta di banca dati del paleolitico, visto che nel corso degli anni e delle diverse ricerche, sono stati trovati migliaia di reperti ossei animali che consentono di ricostruire il quadro faunistico, ambientale e climatico di decine di migliaia di anni fa.

Gli scheletri ritrovati

Durante questa straordinaria scoperta sono stati rinvenuti parti di scheletri umani riconducibili tutti ad individui adulti, che molto probabilmente erano all’interno della grotta per cercare riparo e costruire un rifugio. Ma al suo interno sono stati trovati anche diversi resti di mammiferi di grande taglia, come elefanti, cavalli selvatici, rinoceronti, orso delle caverne e fossili di uro. Quest’ultimo era un’antica razza di bovino ora estinta, così come i resti del megaloceros, un cervo oggi non più esistente. «Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo, perché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini – È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale». Tra le numerose ricerche fatte in questo ambito anche quella legata al Coronavirus, secondo cui chi ha il gene dei Neanderthal dovrebbe ammalarsi di meno.

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