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CURIOSITÀ 19 LUGLIO 2021

Nuova specie umana, scoperto dna sconosciuto nel fango

Una nuova specie umana è stata letteralmente riportata alla luce dal fango. La scoperta è stata possibile grazie a uno studio di ultima generazione sul dna ambientale. Una medaglia che è stata conquistata dall’Università di Vienna, che ha avuto il merito di isolare nella Grotta Satsurblia, nell’ovest della Georgia, il genoma di un essere umano che appartiene a un gruppo sconosciuto. I dati ci dicono che si tratta di una donna dell’Era Glaciale (che ha vissuto quindi circa 25mila anni fa).

Una scoperta, questa, dal grande valore scientifico. È stato possibile identificare il dna semplicemente dall’ambiente circostante, senza dover per forza avere un ritrovamento osseo, come invece è avvenuto sinora. Inoltre, le ossa dovevano essere anche in un ottimo stato di conservazione e sufficienti per raccogliere del materiale genetico: una necessità che adesso è stata superata.

Il dna ambientale, cos’è?

Gli scienziati hanno messo a punto un nuovo sistema d’indagine che permette di isolare tracce anche minuscole di dna dall’ambiente. Tecnicamente sotto forma di genoma mitocondriale. Si tratta di un dato frammentario e incompleto, ma comunque è sufficiente a fornire nuove informazioni sulla popolazione che una volta abitava la regione in questione.

Non è stata rilevata solo la presenza di una donna, ma anche di un lupo – che appartiene a una specie estinta – e di un bisonte, che invece è riconducibile a una tipologia animale ancora esistente. La specie a cui appartiene il dna della donna oggetto di studio non è riconducibile all’essere umano moderno, ma ha contribuito all’evoluzione delle popolazioni attualmente presenti in Europa e Asia.

Non si può sapere ancora se le tre specie ritrovate convivessero nella grotta. I dati che ad oggi sono stati raccolti non permettono una datazione certa dei tre esseri viventi. Oltretutto, lo studio del dna ambientale ha ancora alcuni limiti che i ricercatori sperano di superare prima possibile. La natura frammentaria del materiale genetico recuperato e l’alta possibilità di contaminazione, infatti, non sono fattori a favore della ricerca.

A prescindere da questi dettagli, però, resta la straordinarietà della scoperta, che rappresenta solo un primo passo in un campo ancora tutto da esplorare e che può darci in futuro grandi soddisfazioni. Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi.

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