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CURIOSITÀ 13 GIUGNO 2022

Papa Francesco, la profezia di Malachia che preoccupa

Negli ultimi tempi gli appassionati di profezie sono tornati a concentrare l’attenzione su alcune inquietanti predizioni formulate nel XII secolo dall’arcivescovo irlandese San Malachia O’Morgair.

La pandemia e la guerra hanno ovviamente contribuito ad alimentare il panico tra i credenti che conoscono – e tengono conto – delle profezie del passato.

Il fatto che il pontefice si faccia spesso vedere in sedia a rotelle, ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni sulla malattia del Papa e le le sue condizioni di salute. La profezia di Malachia è costituita da 112 motti, ognuno dedicato ad un Papa a partire da Celestino II, eletto nell’ottobre del 1143. A determinare la popolarità del testo nei secoli è stata è la presunta concordanza di alcuni di questi motti con la storia dei Papi eletti.

Papa Francesco “minacciato” da una profezia di 900 anni fa

Su tutti, il papa eremita Celestino V, l’unico prima di Ratzinger a rinunciare al papato, descritto da Malachia proprio come “innalzato dall’eremo”. Secondo il testo il penultimo Papa di sempre di sarebbe dovuto chiamare Francesco, proprio come l’attuale pontefice.

Secondo Malachia, a Francesco dovrebbe succedere un ultimo Papa, Pietro Romano. Costui, stando a quanto scritto nella profezia, assisterà alla fine di Roma, che viene descritta come “la città dei sette colli”. La “fine di Roma” sarebbe da intendere non come termine della storia della città, ma come una vera e propria fine del mondo, verrebbe poi seguita dal giudizio universale.

Secondo gli storici le precedenti predizioni “indovinate” da Malachia non rappresenterebbero però una prova: l’intero documento sarebbe da intendere come un falso storico. Il religioso potrebbe aver effettivamente scritto i motti, ma questi sarebbero stati poi rielaborati e “adeguati” a seconda delle circostanze. Gli storici ritengono inoltre che la profezia potrebbe essere stata utilizzata dai vertici della Chiesa come “arma psicologica”.

Si tratta di un utilizzo molto comune – in passato – dei “testi profetici”, soprattutto nei momenti di instabilità politica. Preti, astrologi o profeti potevano utilizzare questi “pronostici” come arma per influenzare l’andamento degli eventi, prospettando come già certe le evoluzioni storiche più congeniali ai loro committenti. Non vi sono però, al momento, evidenze che questo sia il caso della profezia di Malachia.

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