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CURIOSITÀ 25 NOVEMBRE 2022

Perché crediamo nei fenomeni paranormali

Ecco per la psicologia moderna perché crediamo a tavolette ouija, spiriti e fenomeni paranormali.

 

 

Credere ai fenomeni misteriosi e paranormali ci avrebbe aiutato a sopravvivere come specie. Lo sostiene lo psicologo Christopher French della Goldsmiths University di Londra. Secondo la sua tesi, durante la nostra evoluzione il cervello si sarebbe “forgiato” in modo tale da ritenere plausibili medium, fantasmi e tutto ciò che è paranormale.

 

 

Tutta colpa dei cavernicoli

Per capire meglio questa dinamica dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, sino all’era dell’uomo primitivo. Quando un cavernicolo udiva un rumore sospetto si trovava di fronte a due scelte: pensare di essere al cospetto di una minaccia oppure dare la colpa al vento; il più delle volte però si trattava di feroci predatori, in questo modo l’ingenuità del primitivo gli costava la vita. Si sarebbe sviluppata da qui l’attitudine a credere a ciò che non si vede, per “salvarsi”.

 

 

Siamo capaci di fare due tipi di pensiero

La nostra mente attua due tipologie di pensiero: il primo è quello istintivo che spinge a prendere decisioni a caldo, il secondo è quello razionale; per quanto la seconda modalità ci tuteli facendoci fare le scelte migliori, ad averci permesso di sopravvivere come specie è per paradosso proprio la prima.

 

 

Vedi visi e animali nelle nuvole? Ecco perché

L’evoluzione poi ci ha messo del suo: l’uomo ha affinato col passare del tempo il bisogno di spiegarsi ogni cosa che gli succeda, a qualunque costo. Questo principio sta alla base della pareidolia, attitudine che porta a “riconoscere” volti o animali nelle nuvole. In virtù dello stesso processo, quindi, nel tentativo di dare un perché a ombre e rumori preferiamo credere a spiriti e fantasmi piuttosto che restare nell’inspiegabile.

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