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CURIOSITÀ 28 APRILE 2022

Perché in Egitto si mummificavano gli animali?

Quando si parla di mummie, non si può non pensare all’antico Egitto, dove questa pratica sui defunti rimase in vigore per ben tremila anni. 

La mummificazione è un processo finalizzato a preservare la salma dalla decomposizione, mediante l’uso di una tecnica di essiccazione. Dopo una serie di trattamenti volti alla sua conservazione veniva avvolta in bende di lino e chiusa nel sarcofago.

I faraoni, ma non solo

Il significato profondo e spirituale a cui rimandava era quello di mantenere i morti integri nell’aldilà. Il corpo doveva essere conservato intatto, in modo da fungere da rifugio fisico per l’anima. In questo modo si assicurava al defunto divinità e immortalità: diventava un essere divino capace di vivere eternamente. Questo spiega perché era una pratica esclusiva, riservata ai faraoni e ai ceti più abbienti e alle cariche in vita della società. Leggi la mummia di faraone aperta dopo 3.500 anni.

Ma se sono ormai note le mummie dei più grandi faraoni, non tutti sanno che questa pratica veniva fatta anche sugli animali.

Il numero degli esemplari sottoposti a mummificazione è impressionante: secondo alcune fonti supererebbe, addirittura, quello sugli esseri umani, e si aggira intorno ai 70 milioni.

Le ragioni della mummificazione degli animali

Nell’antico Egitto gli animali erano amati e venerati, ed è questa la ragione principale che ne spiega la mummificazione. Ma, non solo per questo, erano diverse le ragioni alla base di questo processo che – come dimostrano i reperti storici conservati in tantissimi musei – ha coinvolto negli anni anche specie molto diverse tra loro, non solo quelle ritenute sacre. Venivano imbalsamati gli animali da compagnia dei defunti che, proprio come nella vita terrena, sarebbero dovuti stare con i loro padroni nella vita eterna. Altri, invece, venivano mummificati come offerta agli dei. Infine, altri, considerati meno sacri, come volatili e vitelli, servivano come come scorte alimentari per il defunto nella sua vita dell’aldilà.

Il processo e le tecniche

La tecnica di mummificazione era molto simile a quella degli esseri umani, ma variava a seconda delle dimensioni dell’animale, dell’eventuale presenza di piume o ali. Consisteva nel disidratare il cadavere per agevolarne la conservazione nel tempo. La prima fase era quella della rimozione degli organi interni, poi c’era il lavaggio del corpo, l’asciugatura con panni di lino e la sua essiccazione con una particolare soluzione salina a base di natron. Il corpo veniva così pulito e ricoperto di resine unto di oli sacri. Infine era avvolto in bende di lino e posto in un sarcofago o sotterrato.

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