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Perché la velocità delle navi si misura in nodi?

08 AGOSTO 2019

La velocità delle navi si conta in nodi, equivalenti a un miglio marino, cioè 1853 metri all’ora. Ma perché questa misurazione avviene in questo modo?

La definizione “nodo” deriva da un antico sistema usato per misurare la velocità delle imbarcazioni: dal ponte si faceva scorrere in acqua una corda, con un certo numero di nodi posti a distanza costante, ovvero 47 piedi e 33 pollici, circa 16 m l’uno dall’altro.

Per tenerla tesa, all’estremità filata in mare era fissato un ciocco di legno, in inglese “log”, che ancora oggi è il nome tecnico con cui si chiamano i contamiglia marini. Il cavo veniva fatto scorrere per 28 secondi, dopodiché si contavano i nodi finiti in acqua, che indicavano la velocità in miglia all’ora.

Oggi si usano altri strumenti: da elichette immerse accoppiate a trasduttori che trasformano la rotazione in impulsi elettrici - maggiore il numero di giri, maggiore la velocità - fino a tubicini che misurano la variazione di pressione - e quindi di velocità - dell’acqua spostata dall’imbarcazione. Questi metodi forniscono la velocità rispetto alla superficie del mare, ma non rispetto al fondo marino che, per esempio in presenza di correnti, può essere molto diversa.

Questo dato può ora essere ottenuto con i moderni sistemi di navigazione collegati ai Gps.

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